Siamo in Olanda nel 1665.
Una giovane fanciulla lascia la sua famiglia, per andare a lavorare come domestica presso la casa di una facoltosa famiglia cattolica. Di lei si sa poco o nulla, taciturna, parla solo se interpellata, del suo aspetto il volto è l’elemento che più di ogni altro funge da tramite tra lei e il mondo, eccetto i capelli, coperti. Dotata di rara sensibilità dovrà scontrarsi con un ambiente ostile ed ostinato, in cui si sente estranea. Il mistero di cui è avvolta la casa stuzzica la sua curiosità, portandola laddove nessuno ha osato fino a quel momento.
L’uomo del mistero a lei decide di svelare i segreti della sua arte e a quell’unico uomo lei mostrerà ciò che il suo copricapo cela.
Quell’uomo soltanto riesce a scorgere in lei una luce che nessun altro prima aveva notato. Ma le ombre di lui non consentono alla passione di spiccare il volo, anch’essa per altro vincolata a norme sociali a cui entrambi devono sottostare. Cosa può unire un uomo ed una donna tanto diversi culturalmente?
L’amore per il colore, che vive e pulsa in ogni forma di vita.
Così il maestro scoprirà la debolezza del cuore e la serva la forza del pudore.
Lo sviluppo diegetico della trama procede lento, accompagna ogni singolo gesto per evidenziarne l’intensità drammatica. L’esaltazione della forma, evidenziata nella cura minimale posta nella descrizione degli interni, toglie levatura al contenuto, riducendo la trama a work in progress in cui costantemente si attende il colpo di scena o la fine.
Il regista Peter Webber pone nella struttura narrativa del film la stessa attenzione, che un pittore porrebbe nei confronti del suo capolavoro più atteso, che sopraggiunge inaspettato. Il cui risultato deve necessariamente essere perfetto in ogni dettaglio.
Il regista fingendosi anch’esso pittore fa del suo progetto una proiezione del capolavoro Vermeeriano: una camera oscura attraverso cui guardare nel dettaglio ciò che a occhio nudo sfugge alla vista, soffermandosi sulla vita che si nasconde dietro ai colori, che hanno ispirato la tela. Il suo sembra essere il tentativo di parlare d’arte sfruttando il cinema, forma d’arte essa stessa. Una meta-composizione che tenta di spiccare il volo, ma che rimane inchiodata al suolo.
La trama ha una sua ragion d’essere indipendentemente dalla vita dei personaggi, che in essa vengono risucchiati. Il protagonista maschile il maestro d’Arti Johannes Vermeer (Colin Firth), riesce a dare al suo personaggio picchi emotivi molto intensi in alcune parti del film, per poi sprofondare talora in un cocktail melenso di sguardi vuoti e silenzi talora inopportuni. Come pennellate dense, sfumate appaiono le scene in cui la giovane Griet, interpretata mirabilmente da Scarlett Johansson, svolge le faccende domestiche. Osserva, in un silenzio assorto, ciò che la circonda, come a volerne scrutare i giochi di luci ed ombre. La sua sensualità trasuda nonostante le vesti da cui è avvolta, il suo volto candido ed espressivo non necessita di ulteriori parole per produrre senso, bastano le sue labbra appena socchiuse per trasformare l’ingenuità del suo viso in malizia di donna. La parola non è che un eco dei pensieri, che si colora di bianco e nero, lasciando l’uso del colore alle scene in cui i protagonisti si sfiorano nell’attesa di un contatto finalmente, che mostri loro “il sogno proibito” di una passione scalciante.
Le musiche curate da Alexandre Desplat rappresentano fugaci apparizioni, ma d’effetto e suggestive in alcune delle scene clou, dando al film la forma di un collage di sequenze che mirano alla perfezione dell’insieme, ma arrivano a suggerire solo l’estro del particolare, trattato spesso con manieristica affettazione. Mirabili i primi piani e le pause non casuali su alcuni personaggi, come Catharina (Essie Davis), moglie esigente del Maestro, ma priva di sensibilità artistica. Impressionanti i suoi scatti drammatici che portano lo spettatore tanto ad amarla quanto ad odiarla. Il ruolo di Pieter Van Ruijven si addice all’attore Tom Wilkinson già noto interprete di Carmine Falcone in Batman begins. Rude, maniacale a tratti perfido, seducente, ma nella maniera più meschina, incarna in nobili vesti l’antieroe vermeeriano. Perfetto e bellissimo Cillian Murphy nel ruolo di Pieter, figlio del macellaio che inizia Griet ai piaceri della carne.
Non è come leggere il libro o soffermarsi sul dipinto, ma offre spunti interessanti per inguaribili romantici.
DVD
La versione a disco singolo attenzionata presenta una qualità generale soddisfacente. L'audio e il video si prestano ottimamente. Il video in particolare, formato widescreen si assesta nella norma con decisi contrasti che esaltano l’ottima fotografia di Eduardo Serra (Candidato all’Oscar 2004). L’audio si conferma cristallino in Dolby Digital 5.1 sia in Italiano che in inglese risultando pertinente al contesto storico trattato. La mancanza di extra nel dvd rappresenta una gravosa mancanza, escludendo il commento del regista (per giunta non sottotitolato). Di tutt'altro taglio è l'edizione a doppio disco.
Citazioni:
Griet: Riguardo allo studio signora devo pulire i vetri?
Chatarina: Non c’è bisogno che tu mi chieda queste cose.
Griet: E' solo che potrebbe alterare la luce
...
Catharina: Naturalmente... Lavali!
Maestro Vermeer: Guarda Griet, guarda le nuvole di che colore sono.
Griet: Bianche, no non sono bianche. Gialle, azzurre e grigie, ci sono i colori dentro alle nuvole.