Michael Clayton

Titolo Originale: Michael Clayton
Un film di Tony Gilroy
Genere: Thriller - Stati Uniti (2006) Durata: 119min.
Produzione: Castle Rock Entertainment, Mirage Enterprises, Section Eight Ltd.. 
Distribuzione: Medusa
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Affari sporchi
Michael Clayton lavora come avvocato per Kenner, Bach & Ledeen, uno dei più importanti studi di New York. Il suo lavoro non è semplice: egli deve infatti “sistemare” gli affari dei più importanti e facoltosi clienti dello studio lavando, quando necessario, “i panni sporchi” senza rimorsi e sensi di colpa. Del resto la sua passione per il gioco, un divorzio disastroso ed il peso dei suoi debiti non costituiscono la situazione ottimale per porsi domande di etica.
Michael Clayton è inoltre strettamente legato ad Arthur Edens, brillante avvocato civilista di punta dello studio, impegnato a difendere la U/North, industria chimica produttrice di defolianti per l’agricoltura cancerogeni accusata di aver avvelenato molte persone. Quando Arthur, in preda ad una crisi di coscienza, mette in discussione la causa della U/North che sembra quasi vinta, è Clayton a dovere affrontare questa emergenza. Ed è il momento di prendere una decisione..

Un legal-thriller senza suspence
Micheal Clayton, il primo film di Tony Gilroy, noto sceneggiatore di blockbuster internazionali (The Bourne Identity e The Bourne Supremacy), è un legal- thriller che, sebbene utilizzi stilemi e topos tipici del film di genere, affascina maggiormente per l’atmosfera notturna newyorchese e per la malinconia dei personaggi.
Il film non parte bene, il primo quarto d’ora lascia lo spettatore in affanno mentre cerca di ricostruire il filo della storia. Superata questa fase iniziale, la pellicola sembra raggiungere un equilibrio in cui si riescono ad inquadrare la vicenda e i personaggi. E nello stesso tempo si avverte già il punto debole del film: è semplice prevedere l’evoluzione di una storia che non riesce a sorprendere e le azioni di personaggi ancorati a ruoli classici. Non è l’intreccio a catturare la platea, anzi, non di rado la trama appare faticosa e l’attenzione si perde in dialoghi un po’ stantii; neppure la redenzione del protagonista riserva elementi di novità.

Tra coscienza e compromessi
Nella N.Y. anonima, ma ingombrante dei grandi studi legali e dei business mondiali, si muove un’umanità “perdente” che emoziona. Scesi ad ogni compromesso, decisi a riscattarsi, risoluti a mantenere il proprio potere, stretti da crisi di coscienza, o viceversa, sordi ai richiami della giustizia, tutti i personaggi del film di Gilroy sono “in guerra” con se stessi e o con l’esterno.
Michael Clayton, a cui George Clooney presta sfumature e chiaro-scuri degni delle migliori interpretazioni, è un faccendiere senza scrupoli, uno di quelli che i rimorsi li mette a tacere fino a quando può. La bravura dell’attore convoglia in un ritratto che nulla ha di granitico e rigido. Nel protagonista, fin dall’inizio, è presente una traccia di malinconia, una crepa che intacca la volontà di pensare solamente al proprio tornaconto e che lentamente si fa strada tra le scelte da compiere. Imperdibile, durante i titoli di coda, è il lungo primo piano su Clooney, il cui volto diviene specchio del cambiamento morale ed umano del personaggio. Bravissimo Tom Wilkinson, nei panni di Arthur Edens, il cui tormento psicologico, vero motore del racconto, non ha nulla di eccessivo ed è libero dalle trappole degli stereotipi. Tilda Swinton, nel ruolo di Karen Crowder, avvince per la fame di potere e per l’angoscia di restarne senza.
Nel film tutti hanno qualcosa da perdere e tutti lottano perché non accada: questo è il vero punto di forza del film. Chi si attende, perciò, una pellicola originale, rimarrà deluso da un film il cui pregio è da ricercare totalmente nell’attitudine a scandagliare l’animo di ogni personaggio, anche di quelli poco attraenti e scomodi.

Una reale presa di posizione?
Michael Clayton è un film che pur offrendo un cast d’eccezione e una storia ben congegnata non riesce veramente a sorprendere e catturare l’attenzione dello spettatore. Anche il finale, facile e consolatorio, è una scorciatoia che impedisce un reale atto d’accusa nei confronti di chi si cura unicamente dei propri interessi. I colpevoli, nella realtà, non sempre sono catturati e non sempre c’è chi si redime. La presa di posizione c’è, ma la conclusione del film mette in pace le coscienze di tutti. La regia metropolitana di Gilroy, incentrata sugli affari che si concludono negli uffici della Grande Mela, riserva un momento “visionario” poco plausibile ma fondamentale per l’economia del racconto e per l’evoluzione del protagonista. In un gioco di incastri, inseguimenti, indagini, accuse e denaro, la Natura, è epifania e salvezza.

Il parere di George Clooney
George Clooney dopo Syriana e Goodnight and Good Luck mostra di trovarsi a suo agio in un ruolo impegnato e confeziona un film coraggioso, che prova a puntare l’indice contro il sistema senza scrupoli di alcune multinazionali.
Intervistato a Venezia in occasione della presentazione del film George Cloney si è espresso chiaramente sul motivo per cui si è impegnato a fondo in questo progetto e sui propri obiettivi. L’attore ha molta fiducia nel cinema come mezzo di comunicazione, già utilizzato in passato per orientare la politica, affermare dei diritti, combattere il razzismo. E’ uno strumento che ha recitato un ruolo molto importante nella cultura moderna e qualcosa in cui la società si specchia.
Clooney ha sottolineato in conferenza stampa come ormai gli studios debbano rendere conto alle grandi corporation, per cui realizzare prodotti "scomodi" non è semplice.
L’attore ha continuato affermando che è stato importante realizzare prodotti commerciali come Ocean’s 13 perché questo tipo di produzioni permette poi di investire e realizzare progetti indipendenti.
DVD
Caratteristiche tecniche
Formato video: 2.38:1
Formato audio: italiano e inglese Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: italiano per non udenti

Per quanto riguarda il versante video non si rilevano particolari problemi, con una definizione delle immagini all'altezza e un buon dettaglio. Anche l'audio è di buona fattura, anche se la prevalenza dei dialoghi non permette di sfruttare il 5.1.

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