L’Invasione silenziosa
Uno shuttle in missione nello spazio, in seguito ad un’avaria meccanica, precipita misteriosamente sulla terra, lasciandosi dietro una pioggia di rottami contaminati da uno strano virus alieno, capace di prendere il controllo degli esseri umani e di assoggettarli al proprio volere.
Una psichiatra coraggiosa - con figlioletto al seguito - tenterà di sopravvivere all’invasione...
Remake del remake
The Invasion , diretto dal regista tedesco Oliver Hirschbiegel (La caduta) è il remake “doppio” di un film cult degli anni Cinquanta L’invasione degli ultracorpi (1956), sorta di monumento storico alla fantascienza old-style e paranoica di quel periodo oscuro, durante gli anni psicologicamente più duri della guerra fredda. L’invasione aliena e la relativa e sistematica sostituzione degli esseri umani con automi privi di sentimenti altro non era che una - non troppo velata - metafora del comunismo e della madre Russia in generale.
Meno “politico” ma ugualmente ansiogeno e paranoico è il remake uscito vent’anni dopo Terrore dallo spazio profondo (1978), con un protagonista Donald Shuterland in fuga per resistere all’invasione.
Dopo altri vent’anni esce ora un altro remake, in tempo di guerra e terrorismo, nell’era di internet e della globalizzazione.
Chi dorme muore
La regola è semplice: una volta infettati, non bisogna cadere addormentati o sarà la fine: il virus infatti prende il possesso del corpo e della mente dell’ospite durante la fase REM, ed ovviamente ovvio la protagonista (l’algida Nicole Kidman) tenta per tutto il film di rimanere sveglia.
E il pubblico anche: purtroppo la pellicola ha una buona partenza, riesce ad instillare un sottile senso di paranoia e di paura, ma non appena varcata la soglia dei quaranta minuti (ovvero superata la metà dell’opera) inizia a mostrare segni di cedimento, la trama inizia a farsi confusa, i personaggi agiscono in maniera illogica e la vaga tensione ansiogena descritta scema
Il finale si rivela poi piatto, istituzionale (e assolutamente non in linea con quello memorabile di Terrore dallo spazio profondo ) chiudendo tragicamente il tutto, rifilandoci in maniera piuttosto subdola e semplicistica l’ovvia e abusata metafora dell’umanità dominata dagli istinti e dalla violenza resa “docile” ma priva di sentimenti dal virus alieno.
Una tematica affrontata forse con più efficacia nello sconosciuto Equilibrium