Savage Grace

Titolo Originale: Savage Grace
Un film di Tom Kalin
Genere: Drammatico - Stati Uniti, Francia, Spagna (2007) Durata: 93min.
Produzione: Monfort Producciones, Killer Films, Celluloid Dreams. 
Distribuzione: BIM distribuzione
Loading the player ...
Ascesa e declino di una dinastia
Barbara Daly è una ragazza dalla bassa estrazione sociale ma molto ambiziosa, che sposa il magnate Brooks Baekeland, aitante erede della fortuna accumulata dal padre, Leo, inventore della bakelite. La vediamo la prima volta a New York nel 1946 poco dopo la nascita del suo unico figlio Anthony. Barbara sembra sentirsi disperatamente inadeguata alla classe sociale e al mondo del marito e non perde occasione per mettersi in mostra, sia nelle occasioni mondane sia nel privato, in cui a periodi di euforia si alternano profonde depressioni. Anthony cresce con un padre distante e attratto dalle sue prime amichette e con una madre morbosamente attaccata a lui e decisamente propensa alla sperimentazione in campo sessuale. Le grandi ambizioni dei Baekeland e la loro scintillante “bella vita” li portano in giro per il mondo e in un arco di tempo di quasi trent’anni seguiamo così l’inarrestabile ascesa e la tragica caduta di questa famiglia, tra rapporti incestuosi e sconcertanti rivelazioni...

Quando si smarrisce la via del ritorno
Tratto dal romanzo omonimo di Natalie Robins e Steven ML Aronson, Savage Grace è un torbido melodramma familiare, che racconta la vera storia di Barbara Daly Baekeland, assassinata dal figlio il 17 novembre 1972. Il fatto di cronaca colpì molto l’opinione pubblica sia della Gran Bretagna che degli Stati Uniti, anche a causa del rapporto incestuoso che la donna instaurò con il figlio, dopo che Barbara scoprì l’omosessualità del ragazzo. Il regista Tom Kalin, già autore del film tabù Swoon, pone l’accento sulla malinconica bellezza della vicenda, che ha echi da tragedia classica. Ma il terribile epilogo del film, la morte di Barbara, è solo una parte della sua storia. L’originalità del suo personaggio tipicamente americano (una self-made woman degli anni Quaranta, con l’istinto e l’audacia di un giocatore d’azzardo) e la sua brillante ascesa e devastante caduta contengono tutti gli elementi di un dramma appassionante.
Presentato a Cannes nella sezione “Quinzaine des Réalisateurs”, il film si sviluppa in sei atti, sullo sfondo di varie città come New York, Parigi, Cadaqués, Maiorca e Londra. Kalin ha lavorato a stretto contatto insieme allo sceneggiatore Howard Rodman per ridurre l’arco di tempo troppo ampio (quasi un secolo) abbracciato dal libro, concentrandosi sui momenti principali della storia di Barbara. In queste sei stazioni che marcano gli spostamenti in luoghi diversi, il regista ci mostra quanto distruttiva possa divenire una figura materna. Barbara, mentre adotta atteggiamenti sempre più trasgressivi sul piano sessuale (infilandosi nel letto del figlio e del suo compagno del momento), di fatto cerca disperatamente la “norma” e, grazie a un contraddittorio rimescolamento di valutazioni, nel momento in cui si offre sessualmente al figlio lo fa pensando di poterlo ricondurre nell'alveo della normalità risvegliando in lui l'eterosessualità.
Ma Anthony è profondamente fragile e imperfetto, e accetta questo rapporto solo perché da sempre succube della figura materna. Così alla fine viene da chiedersi: è stato il figlio a uccidere la madre, o è stata sua madre, in realtà, ad averlo cresciuto alimentandone il narcisismo fino a renderlo l’arma che poi l’avrebbe uccisa?
Per un personaggio così disturbato e disturbante erano indispensabili i sorrisi tesi, il bon ton di facciata, i gesti della quotidianità che cercano di celare il tormento interiore. Per tutto questo era indispensabile Julianne Moore, che sa suggerire con una risata il malessere del vivere.
“La maggior parte del tempo, la gente che viaggia si crogiola nella convinzione di divertirsi, mentre in realtà sta semplicemente spendendo soldi a destra e a manca, sempre più soldi e senza grande soddisfazione, o continua a correre da un paese all’altro nella vana ricerca della felicità. Di solito, poi, questa gente finirà per scoprire che due o tre grandi capitali in Europa, con alberghi accuratamente selezionati, si adattano meglio alla loro condizione psicologica morbosa”. Queste le parole del grande magnate Leo Baekeland, contenute in un articolo del 1907, imponente figura di riferimento per l’insicuro figlio Brooks ma anche saggia voce familiare per il nipote Anthony, che di tanto in tanto sbircia fra i suoi scritti. Molti autori hanno raccontato le vite tormentate di americani espatriati, come Fietzgerald o Hemingway. Il ruolo della classe sociale nella cultura americana continua a definire ogni interazione sociale. Savage Grace è la storia di questa particolare famiglia e insieme un ammonimento rivolto a chi si spinge così lontano da casa (letterariamente e spiritualmente) da non trovare più la via del ritorno.
    caricamento in corso...
    SCREENSHOTS
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    • Immagine Thumb: Savage Grace
    SEGUICI SU:
    versione per cellulari
    facebook
    twitter
    itunes
    © 1999 - 2012 GALBIT SRL TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 07051200967