La donna dei sogni
La vita di Gary è totalmente in crisi, sono lontani tempi in cui era un musicista di successo. Ormai è costretto a comporre banali melodie di spot pubblicitari, per non parlare della sua vita sentimentale. Tutto cambia improvvisamente quando incontra Anna, la donna perfetta... peccato che ciò avvenga solamente nei suoi sogni.
Mentre si accorge che a soli 34 anni sta toccando il fondo della sua esistenza, Gary decide di rifugiarsi in un mondo parallelo fatto di incontri sentimentali con Anna: una donna bella, sensuale, disponibile, brillante, spiritosa e follemente innamorata di lui. Egli sembra perciò convincersi che questa proiezione dei propri desideri possa appagarlo veramente. L'unica cosa che ottiene concretamente è un graduale scollamento dalla realtà che lo circonda...
Per quanto belli, i sogni non possono sostituire la realtà
Primo film di Jake Paltrow (fratello minore della più famosa attrice, qui nel ruolo della protagonista femminile), The Good Night presenta un soggetto abbastanza originale, benché non sviluppato nella sua pienezza.
Questa commedia più amara che dolce sulla dicotomia fra realtà e immaginazione si concentra molto, forse troppo, sui dialoghi, non elaborando a sufficienza le atmosfere che in una storia come questa, sempre a metà fra sonno e veglia, sono fondamentali. Tuttavia, non si può certo pretendere che la titanica sensibilità mostrata da David Lynch su questo argomento possa essere pane comune di tutti i registi, specie di un esordiente. La scarsa capacità della trama di coinvolgere lo spettatore è anche imputabile a una narrazione troppo incerta e a un montaggio eccessivamente grezzo. Il protagonista maschile (l'attore inglese Martin Freeman), risulta decisamente inadatto al ruolo affidatogli: troppo statico nelle espressioni e freddo nella recitazione, denota anche una certa mancanza di fascino. Bella, seppur ridotta, la parte affidata a Danny De Vito, il quale interpreta un professore e santone di sogni, ex rappresentante della beat generation.
Peccato davvero per lo scarso risultato finale, poiché il soggetto da cui parte l'opera di Paltrow spicca nel mare di banalità delle pellicole più o meno sentimentali di questi anni. L'inesperienza del regista ha probabilmente impedito che ciò che aveva un certo spessore sulla carta potesse concretizzarsi altrettanto bene in fase di girato. Rimane comunque apprezzabile l'acuta riflessione di base della storia, dove il mondo dei sogni viene presentato come compensazione per la nostra mancanza di fantasia nella vita reale. Ragion per cui, proprio abbandonandoci in esso, possiamo scoprire quello che vogliamo e ciò di cui abbiamo veramente paura.
Sfortunatamente, la maggior parte di noi da sveglio fa quasi sempre finta di ignorare entrambe le cose.