Hereafter

Voto: 3/5 - 
Titolo Originale: Hereafter
Un film di Clint Eastwood. Sceneggiatura: Peter Morgan
Genere: Drammatico, Sovrannaturale - Stati Uniti (2010) Durata: 129min.
Produzione: The Kennedy/Marshall Company, Malpaso Productions, Road Rebel. 
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Data Uscita cinema: 05/01/2011
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“Non è un dono, Billy, è una maledizione”
Una giornalista francese si salva miracolosamente dopo essere stata spazzata via dallo tsunami in una località balneare tropicale. Un operaio di San Francisco, medium suo malgrado, cerca di non sfruttare questo suo potere paranormale. Un bambino dei quartieri popolari londinesi ha perso il fratello gemello in un incidente stradale. Tre esistenze sofferte, tre persone che hanno visto la morte bussare alla porta. Le loro vite saranno destinate a incrociarsi…

“Cosa pensi che succeda dopo che moriamo?”
Dopo Gran Torino, l’ottantenne Eastwood firma per la seconda volta un film epitaffio, ma con una importante differenza. Nell’altra opera si trattava del commiato di un personaggio che incarnava la summa degli alter ego eastwoodiani, probabilmente per segnare l’addio alle scene del Clint attore. A morire dunque, alla fine di quel film, era una funzione narrativa e si sa che al cinema, come in tutte le opere di finzione, non si tratta mai di una morte vera, reale, tangibile, ma del semplice annullamento di uno dei personaggi. Qui invece la morte viene affrontata in termini diversi, in modo concreto. «Non sappiamo cosa c’è dall’altra parte» dice lo stesso regista. «Ognuno ha le proprie credenze su quello che c’è e non c’è, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Nessuno può saperlo fino a che non ci si arriva». Il film è peraltro il risultato delle riflessioni dello sceneggiatore Peter Morgan, e della sua elaborazione di un lutto per la scomparsa improvvisa di un caro amico.
I tre protagonisti, in diverse parti del mondo, si trovano di fronte la morte. Marie è una giornalista francese ‘gauchista’, in caccia di reportage scomodi insieme al produttore del suo programma, con cui ha una relazione. Su di lei si riversa, e si concentra, tutta quell’ironia sottile di cui Eastwood è capace. Volendo cercare paragoni nella televisione italiana, la si potrebbe definire come una via di mezzo tra la Gabanelli, o una sua caricatura, e l’Ambra Angiolini telecomandata via auricolare: è infatti il marito produttore che la guida, dalla cabina di regia, nelle interviste, spingendola all’aggressività. E il loro lavoro sembra una ricerca degli scheletri nell’armadio che tutti hanno, persino Mitterand. È proprio la ricerca delle magagne del defunto presidente francese che Marie interrompe per dedicarsi a indagare su cose più profonde della vita e della morte. Proprio su quel Mitterand che ha convissuto a lungo con la malattia che lo ha portato alla morte, e che ha scritto la prefazione del libro La morte amica della dottoressa Marie de Hennezel, figura che parzialmente ricorda quella della dottoressa Rousseau nel film. Ma quel che è peggio per Marie è che la sua dedizione all’impegno civile non le impedisce di prestare il suo volto alla pubblicità del BlackBerry. In questa situazione, oltre al sarcasmo, si vede un altro aspetto della poetica di Eastwood, il lento dipanarsi della narrazione. Non sappiamo ancora bene chi sia Marie quando ci vengono mostrati quei cartelloni pubblicitari dove è raffigurata. Intuiamo quindi che si tratta di un personaggio famoso, ma la sua caratterizzazione completa deve passare ancora per tanti piccoli step.
Marcus è un ragazzino che vive con il fratello gemello e con la madre tossicodipendente, in un quartiere povero londinese. È un ambiente popolato di teppistelli prepotenti, proprio come quelli di Gran Torino, e sono proprio loro a provocare indirettamente la morte del fratello. Marcus è un personaggio dickensiano, e anche l’ambiente popolare in cui vive potrebbe essere frutto della penna dello scrittore inglese: autore evocato più volte nel film e fatto combaciare con la figura di George, il terzo protagonista. Quando questi arriva a Londra, si reca a visitare proprio la casa di Dickens dove ammira il quadro Dickens' Dream, raffigurante la stanza dello scrittore popolata dai suoi personaggi/fantasmi che fluttuano, presenze come quelle dei defunti che George percepisce.
Tre storie che vengono seguite con montaggio alternato alla Griffith prima di confluire nel finale londinese. Sono storie di persone che hanno affrontato il dolore della vita e ne sono rimaste segnate. Ed è forse questo l’aspetto che in realtà avverte George nelle persone.
Per affrontare il tema della morte Eastwood si addentra nei meandri del misticismo e dello spiritismo, che lo conducono a un atteggiamento consolatorio, difficile da digerire per un autore che è stato capace di film senza speranza come Mystic River o Changeling; ma, nonostante questo, si conferma come quel Re Mida capace di trasformare in oro qualsiasi soggetto capiti nelle sue mani.
Avercene, di film del genere.
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