Shelter - Identità paranormali

Voto: 2/5 - 
Titolo Originale: Shelter
Un film di Måns Mårlind, Björn Stein. Sceneggiatura: Michael Cooney
Genere: Horror - Stati Uniti (2010) Durata: 112min.
Produzione: NALA Films, Macari/Edelstein, NALA Investments, Shelter Productions. 
Distribuzione: Moviemax
Data Uscita cinema: 25/02/2011
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Un uomo, molte vite
A Cara Harding, una psichiatra forense che ha perso il marito e vive sola con la figlia, viene sottoposto un caso molto singolare: un ragazzo affetto da personalità multiple, ognuna delle quali è stata vittima di una morte violenta. Cara è convinta le personalità multiple siano solo un mito, ma il ragazzo in questione le farà cambiare idea, dimostrandole che a ogni sua identità corrispondono anche delle mutazioni fisiche, oltre che psicologiche.
In azione c'è qualcosa di sovrannaturale...

Identità violate
Siamo forse un po' fuori tempo massimo per i thriller sovrannaturali, sottogenere che ha conosciuto una certa fortuna tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila, soprattutto grazie all'impulso di Shyamalan e al suo proverbiale Sesto senso per le storie di mistero. Questo Shelter arriva dunque in ritardo rispetto alle tendenze hollywoodiane, ma ha quantomeno il merito di offrire un discreto spunto iniziale (il tema delle personalità multiple associato alla stregoneria) e di affidarlo alla professionalità della coppia svedese Mårlind & Stein, che peraltro si prepara a dirigere il quarto episodio della saga di Underworld. I due registi imbastiscono una buona confezione tecnica, si abbandonano a qualche virtuosismo in continuità di ripresa - chiaramente volto ad affermare la loro provenienza europea - e si concentrano sui volti di Julienne Moore e Jonathan Rhys Meyers, cogliendovi due interpretazioni solide e a tratti sofferte, seppure alquanto di maniera.
Ciò che non funziona nel copione di Michael Cooney (e che invece funzionava nel precedente Identità, da lui scritto per James Mangold) è l'intreccio, eccessivamente involuto: lo sceneggiatore fatica a riannodare tutti i fili della trama, smarrendo l'attenzione del pubblico nell'intero corpo centrale della storia - quello imperniato sull'indagine - per poi ritrovarla solo nell'ultimo atto, quando la minaccia assume una forma ben precisa; ma la confusione che circonda le sue origini, e l'assenza di una giustificazione adeguata per le sue azioni, contribuiscono ad alimentare un senso di straniamento che accompagna la visione per tutto l'arco della vicenda, anche a causa di un livello di tensione molto basso. Senza contare, inoltre, il ruolo discutibile e ambiguo giocato dalla fede religiosa.
Finale meno rassicurante di quanto ci si potrebbe aspettare, ma la storia non ha fascino: difficile lasciarsi trascinare dagli eventi, o provare un minimo interesse per la sorte dei personaggi.
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