(Ri)costruire una squadra
La storia vera di Billy Beane, promessa mancata del baseball professionista che riesce a mettere insieme una squadra vincente, gli Oakland’s Athletics, da un ammasso di giocatori su cui nessuno era pronto a scommettere un dollaro...
Cambiare le regole del gioco
E se i soldi non fossero l’unica cosa che conta nello sport? Se l’ingegno, lo spirito di sacrificio e un tocco di poesia fossero le chiavi di volta per una piccola rivoluzione nel mondo del baseball?
Tratto dal libro Moneyball – The Art of Winning an Unfair Game, la pellicola sceneggiata da Aaron Sorkin (The Social Network) e Steven Zaillian narra la vicenda di Billy Beane (un Brad Pitt in odore di Oscar), ex giocatore professionista fallito che si ricicla general manager di una squadretta di baseball come gli Oakland’s Athletics. Dopo l’ennesima stagione inconcludente, vistosi scippare i giocatori più promettenti, Beane, con la complicità di un giovane laureato in economia (Jonah Hill), punta tutto su un nuovo sistema per assemblare una squadra potenzialmente vincente partendo da giocatori dalle capacità nascoste, su cui nessuno avrebbe scommesso un dollaro.
«Moneyball» si sussurra inizialmente, quasi con disprezzo, tra le fila di chi guarda con sospetto quegli improbabili individui messi insieme grazie alle statistiche di un computer. Tra i dissidenti si conta l’allenatore stesso della squadra: Art (Philip Seymour Hoffman, sempre magistrale anche in un ruolo che è poco più di una comparsata), e non mancano gli increduli. Beane però, che ha provato sulla sua pelle l’odore acido della sconfitta e il naufragio dei suoi sogni stritolati dal meccanismo perverso del baseball, non può fare a meno di lottare con tutte le sue forze per un cambiamento che potrebbe essere epocale.
Dopo Truman Capote – A sangue freddo, Bennett Miller mette a segno un altro film da statuetta che convoglia in sé alcuni dei temi tanto cari al mainstream hollywoodiano: sfida, desiderio di riscatto, lotta impari contro la società, un protagonista loser per sua stessa ammissione, ma che non si esime dal campo di battaglia, consapevole che solo chi arriva sul primo gradino del podio è da considerarsi il vincitore.
Per che cosa vale la pena dannarsi l’anima e buttare sangue?
«Se vinciamo noi, con il nostro budget, con questa squadra… cambieremo per sempre le regole del gioco. Ed è questo quello che voglio. Voglio dare un vero significato a quello che sto facendo». Questo è il monito che Billy tiene per sé: fare la differenza.
Moneyball non è etichettabile come un semplice film sul baseball, ma sottintende una riflessione “politica” sulla forza del gruppo contro l’eccellenza del singolo individuo e lo sport come spinta al raggiungimento di un traguardo.
«Se lo costruisci, loro verranno» sussurrava una voce senza tempo a Kevin Costner in L’uomo dei sogni; con spavalda tenacia e coraggio Billy insegue la sua visione e, in seguito, molti gliene daranno credito.