L’orlo argenteo delle nuvole
Dopo aver sorpreso la moglie Nikki con un collega, l’insegnante Pat Solatano (Bradley Cooper) ha avuto un violento esaurimento nervoso. Pat passa otto mesi in un istituto psichiatrico e una volta uscito deve ricominciare tutto da capo: ha perso il lavoro, la casa e la moglie e si vede costretto a tornare a vivere con la madre (Jacki Weaver) e il padre (Robert De Niro).
L’ottimismo non fa certo difetto a Pat, che è intenzionato a riprendersi la sua vita, rimettersi in sesto e dimostrare a Nikki di essere un uomo nuovo, pronto a rimediare ai propri errori. L’ex moglie, però, non vuole più saperne niente di lui.
Nonostante tutto, Pat continua a essere positivo e a lavorare per raggiungere il suo scopo. Inaspettato, arriva l’aiuto di Tiffany (Jennifer Lawrence), una ragazza rimasta da poco vedova e affetta da disturbi emotivi. Tra i due c’è subito feeling, malgrado le differenze e (soprattutto) le affinità problematiche: ben presto la loro amicizia si evolverà in qualcosa in grado di cambiare la vita di entrambi.
«I'm telling you it’s a sin if you don't reach back! It'll haunt you the rest of your days like a curse.»
Candidato ad otto premi Oscar (di cui uno vinto, quello per la Migliore Attrice Protagonista a Jennifer Lawrence) e vincitore del premio del pubblico del Festival di Toronto, Il lato positivo (basato sul romanzo L’orlo argenteo delle nuvole di Matthew Quick) arriva finalmente anche nelle nostre sale.
Il film di David O. Russell ha il grande, e troppo spesso sottovalutato, merito di saper coniugare sapientemente dramma e commedia, in un gioco di contaminazione reciproca che è, di fatto, messa in scena cinematografica di uno stato mentale perennemente ondivago.
Pat e Tiffany sono due personaggi problematici, feriti in profondità da un passato traumatico, dilaniati da una disperazione che riaffiora saltuariamente, ma al tempo stesso lascia campo alla sdrammatizzazione, alla beffarda (auto)ironia, alla messa in discussione di se stessi e alla voglia di rimettersi in sesto e riprendersi la propria vita. I due protagonisti sanno ridere e piangere dei propri guai, alternando momenti di profondo sconforto ad altri di orgoglio ricostituente.
La psicologia di Pat e Tiffany si riflette sull’estetica e sulla costruzione narrativa del film. A una prima parte caratterizzata da una regia molto nervosa, iperattiva, a tratti schizofrenica, che cadenza il riavvicinarsi alla vita di questi due outsider in cerca di una seconda occasione, fa da contraltare una progressiva “istituzionalizzazione”. Man mano che la storia si evolve, mentre Pat e Tiffany imparano a conoscersi, a fidarsi l’uno dell’altra e a ricominciare da capo, lo stile del film si fa più classico, forse più prevedibile ma non per questo meno godibile.
Pur senza regalare picchi memorabili, la regia di David O. Russell tiene salde le redini del racconto, confeziona un “feel good movie” onesto e piacevole, mettendosi al servizio dei suoi protagonisti e valorizzandone ogni tic, ogni fragilità e ogni punto di forza, regalandoci così due personaggi sfaccettati e memorabili.
Dopo l’ottimo The Fighter, O. Russell si conferma gran direttore di attori, e anche Il lato positivo trova nei suoi interpreti un valore aggiunto capace di elevare il film al di sopra della media.
Bradley Cooper è a dir poco sorprendente: bravissimo nel tratteggiare con rabbia e passione un personaggio difficilissimo, a forte rischio macchietta, gestito invece in maniera impeccabile grazie a una performance intensa, sofferta e partecipe; di gran lunga la migliore di una carriera che ha riservato all’attore, finora, troppi bassi e pochissimi alti.
Pat è arrabbiato, fragile, deluso, eppure al tempo stesso propositivo, vitale e non rassegnato: esattamente come Tiffany, molto più sicura di sé solo all'apparenza ma altrettanto complessa e contraddittoria. Jennifer Lawrence è una piacevole conferma, interprete dall’invidiabile poliedricità e carisma, matura e magnetica come poche altre attrici del panorama contemporaneo.
Un plauso, infine, per il grande Robert De Niro, tornato finalmente a recitare in un ruolo e in un film degni di questo nome dopo un'imbarazzante carrellata di titoli e performance da dimenticare. Saggio e irascibile, genitore affettuoso (seppur in un modo tutto suo) e scommettitore incallito, Pat Solatano Senior è interpretato mirabilmente da un commosso (e a tratti commovente) De Niro, mai sopra le righe, dolceamaro con la giusta consapevolezza.