Se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono
Luke è un motociclista professionista, impiegato in uno spettacolo di moto. Dovrebbe partire in tour, ma decide di non farlo quando scopre di essere diventato padre di Jason, avuto da Romina, una ragazza con cui ha avuto una breve relazione un anno prima. Luke decide di prendersi cura della sua nuova famiglia ma il modo più veloce di procurarsi il denaro è sfruttare il suo talento di motociclista per rapinare banche. La folle corsa di Luke viene arrestata grazie a un poliziotto, Avery Cross, che diventa ben presto una sorta di eroe cittadino. Quindici anni dopo, i figli di Luke e Avery si incontrano nel loro liceo e diventano amici. Tuttavia, ben presto i due dovranno affrontare la pesante eredità di violenze dei loro padri...
Una strabiliante terza prova alla regia per Cianfrance
Derek Cianfrance è la più bella sorpresa di quest'anno. Dopo un passato nei documentari, il regista ha realizzato tre film di finzione: Brother Tied, che si occupava del rapporto tra due fratelli; Blue Valentine, che raccontava il degenerare di una storia d'amore, e che risale al 2010 ma da noi è uscito poco più di un mese fa; e Come un tuono (titolo originale: The Place Beyond the Pines), che scoperchia i giochi del destino attraverso il parallelismo transgenerazionale tra padri e figli.
Volendo fare un raffronto col più vicino Blue Valentine, indubbiamente Come un tuono ripercorre la strada dei sentimenti, ma con scelte registiche e narrative diverse. Laddove Blue Valentine lasciava intrecciare presente e passato tramite una serie di flashback che ne intervallavano la storia – rendendola ben più tragica di quanto già non fosse di suo – e creando, a livello fotografico, composizioni luminose che distinguessero volutamente la sfera dei ricordi e la sfera del quotidiano, Come un tuono si compone quasi come un'opera letteraria, tra le più epiche: si divide in tre atti, distinti tra loro ma inevitabilmente legati dalla scia del destino che colpisce i vari personaggi. Il primo atto vede protagonista un Ryan Gosling che buca letteralmente lo schermo, col suo sguardo a tratti malinconico e triste e a tratti determinato e potente. L'ennesima straordinaria prova per questo attore, che sembra essere il più ricercato del momento. Il suo personaggio canalizza la nostra attenzione per un'ora ricca di azione e di scelte registiche che portano la macchina da presa in continui inseguimenti del soggetto e in reiterate inquadrature di spalle, quasi a voler impedire allo spettatore di affezionarcisi troppo. Con un efficace gioco di plongeé e contre-plongeé – in un meccanismo narrativo che richiama e cita Psycho di Alfred Hitchcock – il protagonista diventa Bradley Cooper, anche lui in un completo stato di grazia che, dopo Il lato positivo, sembra gli stia dando la possibilità di riscattarsi con personaggi drammatici e intensi, da lui interpretati con una delicatezza e una naturalezza assoluta. Il terzo atto è il vero perno del film: protagonisti sono i figli di Luke e Avery, un fastidioso Emory Cohen e un malinconico Dane Dehaan, che si fanno portatori del carattere essenziale della storia: quanto le nostre azioni e i nostri sentimenti si possano ripercuotere non solo sui nostri cari, ma anche su sconosciuti con i quali ci scontriamo per puro caso.
Derek Cianfrance riesce a tenere viva l'attenzione dello spettatore per ben 140 minuti di film – nonostante il secondo atto sia quello più lento – grazie a scelte registiche personalizzate, adatte non solo a risaltare la psicologia dei personaggi ma anche alla fisicità e alle peculiarità dei suoi attori. La storia è intrisa del giusto realismo che, tuttavia, non impone necessariamente il punto di vista del regista e, com'è successo con Blue Valentine, il film è cosparso di brevi momenti di pura dolcezza e puro romanticismo che colpiscono, inevitabilmente, per la loro naturalezza e per le scelte mai troppo smielate, ma mai nemmeno troppo asettiche.