La Flotta sotto attacco
Perso il comando dell'Enterprise per non aver rispettato la "Prima direttiva" durante una missione, Kirk (Chris Pine) è costretto ad affrontare una minaccia che colpisce il cuore della Flotta Stellare: John Harrison (Benedict Cumberbatch), uomo misterioso che sembra possedere facoltà sovrumane, attacca l'archivio della Flotta a Londra, provocando la reazione rabbiosa dello stesso Kirk che, ottenuta nuovamente l'Enterprise, si riunisce a Spock (Zachary Quinto) e al suo equipaggio, e si lancia all'inseguimento dell'attentatore. Ma le azioni di Harrison celano una verità inaspettata, che metterà a dura prova Kirk, Spock e tutta l'Enterprise...
Cuore di tenebra
Se è vero che la febbre del reboot ha ormai contagiato l'intero cinema hollywoodiano, J.J. Abrams e il suo team di sceneggiatori sono stati gli unici a trovare una chiave originale che, nel pieno rispetto del retaggio di Star Trek, non fa piazza pulita dei film precedenti o della serie classica, ma semplicemente si pone su una linea temporale alternativa: il passato non viene spazzato via, anzi, si rivela una risorsa preziosa, e prende le sembianze di un volto familiare che interviene per fornire consigli e offrire una guida. Into Darkness prosegue quindi sulla strada tracciata dal primo capitolo, ma radicalizza i conflitti e incupisce le atmosfere, com'è ormai nella tradizione dei sequel - e soprattutto dei secondi episodi - da L'impero colpisce ancora in poi. Nello specifico, il film ribalta lo spirito del suo predecessore: se si esclude il divertente prologo (vero e proprio episodio in miniatura che sfrutta abilmente i cliché del last minute rescue), l'avventura non ha lo stesso fascino esotico ed esaltante del prequel, carico di nuove potenziali conoscenze e di mondi da scoprire; al contrario, l'esplorazione spaziale diventa sinonimo di caccia all'uomo, guerra, inseguimenti, minacce che si celano nell'ombra.
Nucleo gravitazionale dell'intreccio è ovviamente lui, John Harrison, enigmatico antagonista cui Benedict Cumberbatch imprime un timbro vocale da brividi, donandogli un carisma non indifferente. La sua identità nebulosa permette al film di assumere i connotati del mistery, almeno nella prima parte, ma il suo ruolo resta ambiguo: le azioni che compie sono deprecabili, eppure lo scopo è onorevole, comprensibile. I sentimenti dello spettatore nei suoi confronti rimangono sospesi, incerti se sia il caso di empatizzare con lui oppure no. Piuttosto, in questo mondo utopistico dove non esistono conflitti etnici, e in cui la Flotta Stellare rispecchia gli ideali condivisi di pace e prosperità, il vero nemico ha l'aspetto di chi, per difendere lo status quo imperante, vorrebbe destabilizzare gli equilibri della convivenza pacifica, agevolando una regressione nella barbarie e nella violenza. Abrams, in tal senso, dimostra di aver colto in pieno non solo l'anima della serie classica, ma anche la vera natura del suo universo futuristico, che offre una prospettiva auspicabile per tutta l'umanità. Persino l'amore sembra superare le antiche distinzioni: se il coinvolgimento sentimentale fra partner sessuali (come quello tra Spock e Uhura) appare curiosamente freddo, le scintille scoppiano invece nel rapporto di amicizia virile - conflittuale ma simbiotico - fra Kirk e Spock, una bromance segreta che vive un commovente picco drammatico, in una scena dove i sentimenti repressi possono finalmente esplodere in tutta la loro carica emotiva.
Ben calibrato sul fronte delle caratterizzazioni, Into Darkness è altrettanto efficace nella struttura del racconto: almeno quattro svolte narrative tengono vivo il fuoco dell'attenzione, scandendo il ritmo del film. Proprio alla luce di questa strutturazione così accurata, stupisce la frettolosità dell'epilogo, francamente un po' trascurato, vittima dell'ansia di chiudere la storia e di lanciare l'Enterprise verso nuove avventure.
Poco male, comunque. Into Darkness resta un intrattenimento di ottima qualità, equamente diviso tra umorismo giocoso, suspence e azione spettacolare, in grado d'irretire lo spettatore senza mai perdere il rispetto per il materiale di partenza. Non mancano le citazioni, né gli sfoggi di fan service, ma il film si rivolge a tutti. Consigliato.