Uno zio venuto da lontano
Sconvolta dalla morte dell’amatissimo padre, la giovane India Stoker, silenziosa e introversa diciottenne, scopre di avere uno zio che si trasferisce immediatamente nella grande casa di campagna per prendersi cura di lei e della madre. La reale motivazione della sua visita sembra essere un’altra, e allo stesso tempo attrae come fosse una calamita sia la vedova che la figlia. Ma come mai tutti erano all’oscuro della sua esistenza?
Immagini straordinarie per una storia non del tutto convincente
Stoker è il primo film in lingua inglese del regista coreano Park Chan-wook, acclamato per l’intensissima Trilogia della vendetta (Mr Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta), la sceneggiatura è invece scritta dall’attore Wentworth Miller (La macchia umana, Underworld) con lo pseudonimo di Ted Foulke, che afferma di essersi ispirato anche a L’ombra del dubbio di Alfred Hitchcock.
Il titolo ci fa pensare subito al Dracula di Bram Stoker (Coppola 1992), e allo stesso romanzo di fine Ottocento, ma l’immaginario vampiresco è totalmente svuotato della sua connotazione soprannaturale, rimanendo solamente metaforico: i personaggi non sono infatti dei mostri dai canini aguzzi e non si nutrono letteralmente di sangue umano, ma lo desiderano e lo bramano, tanto da volere la morte di chi gli sta intorno. I protagonisti sono poi senza tempo come gli stessi vampiri: pur essendo ambientato ai nostri giorni, potrebbe essere inserito in qualsiasi epoca; lo scenario è retrò, e Summer Wine di Nancy Sinatra e Lee Hazlewood contribuisce a conferire questo sapore alla pellicola. Stilisticamente 10 e lode: elegante, claustrofobico, lirico, ricco di interessanti metafore visive, dal vino rosso emblema del sangue all’immagine della tempera che si staglia su fiori e altri elementi naturali con rapidi schizzi; il ragno che si arrampica sulle gambe della giovane India, prossima alla maturazione intellettuale e fisica, nonché alla scoperta della sua vera natura, è simbolo della sessualità femminile, come avveniva nel celebre e complesso prologo di Persona, dove il ragno è sicuramente opposto al fallo che solo si intravede; o ancora è un corpo estraneo che sta per prendere il sopravvento sulla giovane con il proprio veleno. Peccato che poi la trama, da ricca di desiderio e tensione sessuale, si risolva in maniera piuttosto banale: una lunga e lenta preparazione all’evento finale crea forse un po’ troppe aspettative. Nicole Kidman, che interpreta la svampita vedova, è comunque una Venere altera che si cala bene nella parte della madre esaurita in conflitto con la figlia (Mia Wasikowska), oramai una rivale anche nel conquistare l’universo maschile.