Il "maggiordomo" di Lee Daniels non convince per eccesso di didascalismo e retorica.
Ispirato a un articolo comparso sul Washington Post riguardante Eugene Allen, maggiordomo che dal 1957 al 1987 ha servito sette Presidenti alla Casa Bianca, The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca , opera di Lee Daniels (Precious), esplora l’eccezionale vita di un individuo che ha assistito, da una posizione privilegiata, ai grandi cambiamenti della Storia.
Dai campi di cotone del profondo Sud degli Stati Uniti dove, pur essendo stata abolita, vigeva una schiavitù crudele a tirannica, Cecil (Forest Whitaker), attraverso le sue attitudini e il duro lavoro per rendersi “invisibile” ai “padroni”, riesce a elevarsi fino al rango di maggiordomo a Washington.
Appagato dalla posizione conquistata, un lusso rispetto alle condizioni in cui ha vissuto nella piantagione, Cecil è incapace di comprendere la rabbia del figlio Louis (David Oyelowo), che invece ne vede tutte le storture e contraddizioni. Testimone silenzioso delle lotte che sconvolgono l’America, dalla battaglia per i diritti civili, Kennedy, il Vietnam, il Watergate fino al suo ritiro ancora sotto Ronald Reagan, Cecil è tenace nella sua posizione, e restio ad aprire gli occhi verso quanto lo circonda.
Lee Daniels sceglie di presentare questa figura attraverso due prospettive: quella del lavoro, in cui Cecil coi suoi modi affabili riesce ad accattivarsi la simpatia degli uomini più potenti della Terra, e quella del privato, in cui invece la storia della sua famiglia è in fiamme. Il contrasto col figlio ribelle Louis, che contrariamente al padre partecipa attivamente alla battaglia per l’emancipazione e il diritto di voto agli afroamericani, esplode con la stessa furia delle strade dove la gente si batte, protesta e rimane vittima delle pallottole della polizia e del Ku Klux Klan.
Il film, bisogna dirlo, pecca in un eccesso di didascalismo quando ci fornisce una sintesi sugli eventi salienti della storia americana, qualcosa di cui non si sentiva la necessità. Sarebbe forse stato meglio concentrarsi su alcuni avvenimenti storici particolarmente significativi per il protagonista. Lo stesso discorso vale anche per la carrellata dei vari Presidenti, ciascuno ritratto in uno dei suoi atteggiamenti peculiari: l’umanità e il coraggio di Kennedy (James Marsden), la furbizia di Nixon (John Cusack) e la piacioneria di Ronald Reagan (Alan Rickman), forse il più riuscito del gruppo.
Nessuno però mostra di possedere una vera anima, e forse è proprio quel che accade all’opera di Daniels, che punta alla lacrima facile, ma a differenza di Precious non commuove né indigna veramente, nemmeno quando un Cecil ormai anziano e consapevole ritorna nei luoghi natii commentando quanto dolore è albergato in quelle regioni di terrore.
Impeccabile dal punto di vista della regia, delle scenografie e dei costumi, corredato da un cast stellare in cui oltre al già premio Oscar Forest Whitaker spicca la regina della tv Oprah Winfrey nel ruolo di una donna trascurata con cui la vita non è stata generosa, The Butler si colloca sulla scia di Django Unchained, Lincoln, e 12 anni schiavo, di prossima uscita. Gli Stati Uniti paiono determinati a fare ammenda dei loro peccati e di quello che è stato uno dei grandi orrori della Storia.
Il maggiordomo di Daniels sceglie però di calcare sul pedale della retorica, peccato perché la vicenda in se stessa aveva un gran potenziale.