True Detective

Voto: 5/5 - 
Titolo Originale: True Detective
Un film di Vari. Sceneggiatura: Vari
Genere: Drammatico, Crimine, Mystery - Stati Uniti (2014) Durata: 55min.
Produzione: HBO, Anonymous Content, Lee Caplin / Picture Entertainment, Passenger. 
Distribuzione: HBO, Sky Atlantic, Star Channel, Warner Home Video, Showtime Australia
La serie HBO è giunta al termine della prima stagione e arriva così il momento di salutare i perfetti Matthew McConaughey e Woody Harrelson, per accogliere nuovi interpreti e nuove storie.

Minuto cinquantacinque, l’obiettivo sale a inquadrare un cielo nero cosparso di stelle, fin quando lo schermo si oscura completamente e titoli di coda bianchi fanno la loro comparsa. True Detective è giunta al termine. Risintonizzo i recettori sul canale realtà e riordino le idee che frullano nella mente. Cosa dire? Come trovare le parole per descrivere una serie che lascia letteralmente senza fiato? Certo, le prossime righe tenteranno di farlo, ma la soluzione rimane solo una: guardare questi otto episodi con i propri occhi.

Per prima cosa, riprendiamo dalla trama: siamo nel 2012, e i detective Rust Cohle e Martin Hart, ormai ex partner, vengono chiamati dalla polizia, per fornire alcuni dettagli su di un caso ricalcante la scia di macabri omicidi e sparizioni su cui avevano collaborato, e che sembrava essersi risolta ben diciassette anni prima. In un continuo alternarsi di avventure passate e confessioni presenti, i due protagonisti riaprono vecchie ferite, mostrando come la crudezza di quest’indagine abbia segnato profondamente le loro vite, tanto professionali quanto private.

Come già avevamo notato dai primi episodi, True Detective è una serie che ha rotto ogni schema, riuscendo a discostarsi dalla struttura sicuramente solida, ma ormai trita e ritrita, dei crime odierni, attraverso la ripresa di elementi che parevano da tempo superati. Più precisamente, Nic Pizzolatto ha volto lo sguardo alle origini, a Twin Peaks di David Lynch, madre della grande serialità americana, rivisitando una tipologia di genere, ritmo e paesaggio, troppo spesso accantonati per inseguire l’azione pura e frenetica. Si tratta infatti di un poliziesco che integra componenti mystery, gotiche, quasi tendenti al sovrannaturale e all’horror, dinnanzi alle quali lo spettatore perde ogni possibilità di orientamento e previsione. Il tutto viene reso da un’ambientazione, una boscosa e deserta Louisiana pre e post uragano Katrina, pervasa da un silenzio assordante e da figure squallide che si muovono con ritmo incredibilmente lento, contribuendo a dare l’impressione di assistere a una storia sospesa tanto nel tempo, quanto nello spazio.

A stupire è soprattutto la capacità di coinvolgimento del pubblico, catapultato all’interno di questa atmosfera rarefatta, come fosse esso stesso un personaggio al seguito dei movimenti di Rust e Marty. A ciò contribuiscono senza dubbio le musiche, che intervengono a rompere l’inquietante calma nei momenti clou delle puntate, nonché la scelta di aumentare sempre più la tensione, mostrando poco e lasciando parecchio all’immaginazione. La crudezza dei riti esoterici e delle sparizioni al centro dell’indagine non viene infatti quasi mai esplicitata, ma rivelata attraverso elementi molto più eloquenti, che fanno letteralmente rabbrividire, come avviene negli horror più datati. La sapiente tecnica stilistica del regista Cary Fukunaga, la quale raggiunge la massima qualità con il noto piano sequenza alla fine del quarto episodio, è inoltre capace di rapire lo spettatore in maniera sottile ma efficace, quasi come se stesse giocando a GTA più che guardando una serie.

Ad ogni modo, la reale innovazione di True Detective sta nella struttura. La scelta, sempre più diffusa ultimamente, di optare per sole otto puntate e di sviluppare una semplice trama orizzontale, aumenta di gran lunga la tensione, portando il pubblico a concentrarsi su pochi elementi enfatizzati al massimo. Inoltre, il fatto che la produzione abbia preferito focalizzare l’attenzione sulla coppia di interpreti (Matthew McConaughey e Woody Harrelson), anziché sui personaggi in sé, ha messo in risalto una qualità recitativa di primo livello, che dà lustro alla storia. Infine, la decisione di incentrare ogni stagione su una coppia di protagonisti e una vicenda diverse, consente indubbiamente di sviluppare tanto le loro personalità opposte quanto la trama in maniera totale, senza la preoccupazione di lasciare qualcosa in sospeso per evitare che gli argomenti per sviluppi futuri si esauriscano troppo presto.

Unica pecca è la forte articolazione del plot che, focalizzandosi in particolar modo su Rust e Marty, rende poco chiari alcuni snodi fondamentali dell’indagine, rischiando di lasciare lo spettatore perplesso riguardo il perché di determinati sviluppi e di portarlo alla conclusione senza avere ben chiari certi passaggi, anche a causa del gran numero di nomi e particolari da tenere a mente.

True Detective si afferma così come la perla rara, l’esercizio magistrale di stile, narrazione e regia che negli ultimi tempi mancava dalla grande serialità statunitense, il cult che ogni appassionato non può lasciarsi sfuggire. E, nell’attesa di sapere quando arriverà a dare vigore anche agli schermi italiani, staremo a vedere quali interpreti saranno chiamati a evitare che il pubblico rimpianga l’eccellenza di McConaughey e Harrelson.
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