Chef - La ricetta perfetta

Voto: 3/5 - 
Un film di Jon Favreau. Sceneggiatura: Jon Favreau
Genere: Commedia - Stati Uniti (2014) Durata: 114min.
Produzione: Aldamisa Entertainment. 
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Data Uscita cinema: 30/07/2014
Carl Casper è un talentuoso chef che lavora per uno dei più rinomati ristoranti di Los Angeles. Quando perde il lavoro a causa della sua eccessiva creatività e turbolenza, decide di ripartire da zero aprendo un Food Truck a Miami, per ritrovare l’espressività perduta e sentirsi libero di vivere per cucinare.

Metà cast di Iron Man 2 per la nuova e leggera comedy di Jon Favreau, che consegue qui l’all-in di regista, sceneggiatore, produttore ed interprete protagonista. La curiosità per l’opera deriva non solo dal repertorio della mano direttrice (che ha al suo attivo discreti lavori), ma anche e soprattutto per il background culinario, raramente toccato e lasciato per lo più al fittizio mondo dei reality show.
Mano ai fornelli dunque, vediamo cosa ci ha preparato Favreau per cena.

Un minestrone fin troppo eterogeneo
A metà strada tra una commedia e un Road Movie, il probabile intento di Chef non è solo quello di raccontare di un cuoco e della sua creatività, ma anche di creare un connubio con la potenza crescente dei Social Network, divenuti ormai più di semplici portali di incontro tra conoscenti, tant’è che è risaputa l’estrema utilità di simili mezzi ai fini di web-marketing, e-commerce e diffusione in vista più generica. Favreau sceglie di rappresentare l’intera bottega tramite il cliché del ragazzino immerso nel web e decisamente più portato per la tecnologia del padre cuoco ed “estraneo”; sebbene siano ristoranti e chioschi ambulanti i campi da gioco dell’opera, è su Twitter e Facebook che si sviluppa l’intera vicenda: sconvolto da una critica spiacevole da uno dei blogger più influenti, sarà Carl ad ingaggiare una battaglia spietata a suon di tweet contro l’interessato, uno scontro che lo porterà alla disfatta a causa dell’ingresso mal gestito nel mondo di internet, troppo vasto e in espansione per le sue maniere decisamente fuori controllo. E’ sempre grazie a Twitter che il figlio Percy lancerà l’annuncio del ritorno dello Chef Casper on the road, pubblicizzando l’itinerario libero e spensierato del Food Truck tanto consigliato dall’ex-moglie Inez, e portando la vicenda al meritato epilogo.

Pur considerando innegabile il realismo, la presenza insistente della componente media nella quasi totalità delle sequenze rischia di rendere l’insieme troppo frammentato, tant’è che spesso risulta difficile distinguere il tema di fondo tra cucina e social, due ingredienti che senz’altro miravano a divenire coesi e complementari, e che si ritrovano essere invece due parti distinte della stessa melassa.

A scuola di cucina con i big di Hollywood
Per La ricetta perfetta il regista statunitense ha ben pensato di collezionare ingredienti di prima qualità, andando a pescare tra le sue vecchie conoscenze per ruoli sia principali che secondari. Il rinomato ristorante che ha portato Carl al successo per dieci lunghi anni è di proprietà di Dustin Hoffman, e conta Scarlett Johansson, John Leguizamo e Bobby Cannavale nello staff. Non è potuto mancare nemmeno il prezioso cameo dell’amico Robert Downey Jr. , la cui interpretazione seppur breve resta impeccabile e conferisce una maggior spinta alla commedia.

Nonostante l’opera si regga su di una troupe eccelsa mancano tuttavia i necessari spunti di originalità: pare infatti che l’unica regola per raccontare sul grande schermo di un uomo fermamente innamorato del proprio lavoro sia quella del padre divorziato e costantemente assente per il figlio, uno stereotipo talmente radicato nel genere da risultare ormai difficile da estirpare, seppur sia evidente il sentore di “già visto” ogni volta che ci si fa i conti; un incipit di questo tipo raramente lascia finali aperti, tant’è che lo sviluppo del lungometraggio spesso e volentieri sfocia nei classici e ancor più scontati ripieghi. Per fortuna, i validi interpreti riescono a mediare la pesantezza di fondo con la comicità fresca e spontanea che da sempre li caratterizza, a cominciare dallo stesso regista, già notevole per espressività nel semplice ruolo di Happy nella trilogia Marvel del supereroe d’acciaio.

Anche l’occhio vuole la sua parte
Rappresentare il cibo non è mai cosa semplice: l’arte culinaria ha bisogno di aspetto oltre che di gusto, e gioca quindi un ruolo importantissimo la fotografia, il cui compito è render giustizia ai colori vivaci ed invitanti dei piatti, che si tratti di un sandwich o di un filetto marinato. Da questo punto di vista non si può dire che la troupe non abbia lavorato egregiamente, conferendo il giusto tono agli effetti visivi sia nelle sequenze di cucina che nelle inquadrature descrittive dei viaggi dello staff di Carl sul Food Truck. A rendere ancor più piacevole il tragitto è la colonna sonora originale ed ispirata, le cui note caratteristiche della musica cubana ben si sposano sia con la turbolenta ma artistica preparazione dei piatti che con gli allegri itinerari battuti sulle interstatali americane.

E’ purtroppo la componente primaria a non convincere appieno: se da un lato la sceneggiatura risulta ben fatta, rilassata e spontanea, sorretta per altro da un ottimo doppiaggio per la quasi totalità degli interpreti, dall’altro si ravvisano lacune largamente evitabili per quanto riguarda la regia ed il montaggio. La struttura del lungometraggio non è infatti priva di difetti, ed è anzi colma ora di sequenze lente e dall’inutile valenza, ora di frangenti troppo rapidi e parti eccessivamente velocizzate che lasciano ben poco allo spettatore. Lo stesso finale scontato e privo di spessore pare semplicemente piazzato come epilogo in mancanza di idee ben più solide, e contribuisce a lasciare il proverbiale amaro in bocca dopo una cena non poco movimentata.

Insomma, Chef è un prodotto dalle idee carine e oltremodo coraggiose, la cui potenzialità è tuttavia mal sfruttata e gestita in maniera non del tutto ottimale. Se per gli amanti della cucina può ancora riservare divertimento ed espressività, per tutti gli altri rimarrà una commedia secondaria, la cui visione è sì apprezzabile, ma difficilmente rimarrà impressa nella mente.
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