George, Tycoon del legname negli Stati Uniti di inizio '900, s'innamora a prima vista di Serena, donna che dissimula una profonda passione per il legno e ne manifesta una altrettanto feroce per suo marito. Quando lei perde il figlio che portava in grembo e apprende che non potrà più averne, comincia la sua vendetta contro tutti.
Capita, raramente, di rimpiangere il doppiaggio italiano. Siamo incontentabili, è vero: ci lamentiamo sempre delle traduzioni scritte e orali e poi, quando abbiamo la fortuna di assistere a una proiezione in lingua originale, pensiamo a come sarebbe stata la versione nazionale.
È colpa soprattutto di Jennifer Lawrence, che Eugene Jarecki accusava al Milano Film Festival dello scorso settembre di essere il distrattore di massa del cittadino medio americano. La sua parte sarebbe quella di Serena, una donna di polso, col piglio dell’imprenditore, che strega il mercante di legname George (Bradley Cooper). Dopo una posticcia, vista e rivista proposta di matrimonio – a cavallo, lui le dice “dovremmo sposarci” pochi minuti dopo averla conosciuta – lei entra a far parte della vita del marito e ne modifica tutti gli equilibri, inimicandogli il suo partner e gli assistenti più fedeli.
Ma cosa rimane sul suo volto, di tutto ciò? Di quella che dovrebbe essere una follia, una sorta di psicosi, una furia distruttrice che si abbatte su quello che le capita a tiro, perché lei ha perso il suo bambino e non accetta di perdere anche il marito, e i sogni che lui aveva confezionato per lei? Poco, troppo poco. Un occhio spiritato e un po’ ridicolo talvolta, un urlo disperato talaltra, un pianto in primissimo piano che non comincia mai e ci togliamo di dosso un macigno, quando quella lacrima scende e uno stacco ci allontana da quel letto d’ospedale.
È un peccato, perché la storia non sarebbe pessima, seppure sia prevedibile in molti momenti – tra gli altri, si può intuire il conflitto tra la donna di servizio ingravidata da George e la sua futura moglie – e nel complesso un po’ ripetitiva. Possiamo affermare con tranquillità che la parte più gradevole del film sono il panorama delle Smoky Mountains e l’alone di mistero che circonda il personaggio di Galloway, sinceramente intrigante e credibilmente osteggiato dalla sorte. Finchè un espediente narrativo, posticcio anche questo, fornisce a Serena un movente d’oro per annientare completamente la sua tridimensionalità. Ma questo lo scoprirete andando al cinema.