Hank Palmer è un affermato avvocato difensore. Quando torna nella piccola città d'origine per i funerali della madre. Ad attenderlo trova il padre Joseph, stimato e onesto giudice, e i suoi due fratelli. Il rapporto con il padre è freddo e conflittuale, ma quando l'uomo viene accusato di omicidio, Hank decide di restare e aiutarlo difendendolo in tribunale.
Dopo diverse commedie tutto sommato gradevoli, e impegni in altrettante sceneggiature ma di qualità più che dubbia, David Dobkin si cimenta in un film di tutt'altra fattura, ambizioso sotto tanti aspetti e con un cast che gli ha concesso un'attenzione di tutto rispetto. Un film che è prima di tutto un dramma di quelli vecchio stampo, ma che non si disdegna dall'avere il frangente più leggero, quasi comico, con un risultato finale che però non raggiunge i risultati sperati.
The Judge ci narra la storia di una famiglia o meglio, ci racconta la storia di una famiglia soffermandosi sul complicato rapporto tra Henry "Hank" Palmer (Robert Downey Jr.), un avvocato di successo, e il padre Joseph Palmer (Robert Duvall), giudice dell'Indiana. Incontro, in The Judge, che avviene a causa della morte della madre/moglie del difficile duo, e che costringe il primo a ritornare in Indiana per assistere al funerale della madre. Breve incontro quello tra i due, che sarebbe durato un attimo se non fosse stato che lo stesso giorno il giudice Palmer viene sospettato dell'omicidio di uomo che lui stesso aveva condannato anni prima e che era uscito da poco di galera. In seguito a questi eventi, Hank si troverà obbligato dalla sua morale a prolungare la propria permanenza in Indiana per difendere il tanto "odiato" padre contro un avvocato, Dwight Dickham (Billy Bob Thornton), deciso a far finire in galera Joseph. Ne esce così un film dalle ottime premesse, non solo per un cast che da solo vale il prezzo del biglietto, ma proprio per una storia di fondo interessante e che potrebbe offrire una sensibilità, un intreccio tra due personaggi così difficili da gestire, che non si ha da tanto tempo su schermo.
Il problema di questo The Judge però, sta proprio nel fatto di voler fare dei propri attori principali il cavo da traino, trascurando tutto il resto. Il che è una scelta più che lecita, giustificabile e per certi versi prevedibile, peccato però che intorno gli vengano costruite delle strutture piene di cliché, che combinate ad un background banale e prevedibile, sul lungo andare infastidiscono in maniera importante, trasformando 141 minuti di film in un vero e proprio calvario, al di là di quanto gli attori regalino delle performance di grandissimo spessore. Troviamo così un Robert Downey Jr. che con prepotenza si toglie l'etichetta da Tony Stark, andandosi a ritagliare una delle performance migliori della sua carriera, ma con un personaggio che si allaccia, appunto, a quel discorso dei cliché. Difatti per quanto l'avvocato Palmer sia un personaggio intelligente, deciso ma allo stesso tempo estremamente sensibile, sin dai primissimi minuti si va a delineare un aspetto che dà una fastidiosa sensazione di déjà vu con il suo recente Sherlock Holmes. Un avvocato che con una semplice occhiata riesce a decifrare e a intuire tutto su una determinata persona o situazione, un aspetto che dimostra quanto Hank Palmer sia costruito a immagine e somiglianza dello stesso Sherlock di Downey Jr., il quale, in più di un'occasione, approfitta di questo aspetto per compiacersi di fronte a tutti, quando in realtà non fa altro che evidenziare un difetto piuttosto grave insito nel film. Stesso discorso su larghe linee va a coinvolgere anche il giudice interpretato da Robert Duvall. 83 anni granitici, prende con la consueta grandissima professionalità il ruolo del giudice Palmer, che porta però a domandarsi se fosse davvero necessario vedere per l'ennesima volta Duvall nel ruolo di un "vecchio" perennemente imbronciato e avverso al mondo che lo circonda. Personaggio che, nonostante tutto, ha comunque un suo peso, ma che tuttavia ci porta a domandarci se questo ennesimo ritratto, visto e rivisto, fosse effettivamente necessario. Ed eccoli ancora, i cliché.
Per quanto riguarda la sceneggiatura, è proprio qui che The Judge mostra tutti i suoi limiti. Un copione firmato Nick Schenk e Bill Dubuque, che vuole essere un legal thriller, un dramma familiare, dunque vuole essere tante cose, ma non riesce ad esserne neanche una. Un film che offre spunti positivi, come ad esempio più di qualche dialogo tagliente tra i bravissimi Downey Jr.-Duvall, ma che d'altra parte evidenzia una storia prevedibilissima, pesante, priva di tensione, che va ad introdurre elementi non necessari - vedasi la storia tra Vera Farmiga e Robert Downey Jr. - abbozzando così diverse sottotrame dalla dubbia qualità/utilità e lasciando in aria invece quelle che dovevano essere il punto focale del film. Fortuna però che in questa pellicola si hanno due generazioni a confronto: Duvall-Downey Jr., che riescono a recitare in maniera intelligente, interagendo e occupando la scena come pochi attori sanno fare, prendendo un frangente banale o imbarazzante proprio per costruzione, e trasformarlo in qualcosa di interessante, grazie alla risaputa bravura dei due grandi attori. Inoltre, nonostante non riescano a risollevare le sorti di un film costernato da troppi difetti, e non alleggerendo un'atmosfera che ben presto diventa soffocante e pesante, Robert Downey Jr. e Robert Duvall hanno il grande merito di riuscire a non fare affondare la pellicola nel sentimentalismo più puro, quello banale che tocca spesso e volentieri tinte troppo “sdolcinate”. I due offrono un'interazione sentita, profonda, con alcuni frangenti più riusciti, altri meno, ma mai banali e che non a caso rappresentano l'aspetto più riuscito dell'intera pellicola.
Pellicola, The Judge, che può vantarsi anche di grandi nomi quali Vera Farmiga, Vincent D'Onofrio, Jeremy Strong e Billy Bob Thornton. Attori che purtroppo vengono trattati marginalmente alla storia, interpretando personaggi soltanto abbozzati. La Farmiga è protagonista di questa storia d’amore con Hank, peccato che in una pellicola di questo stampo non se ne sentisse veramente il bisogno, dove la sua sottotrama va a sottrarre tempo importante che si sarebbe potuto utilizzare nell’approfondire il rapporto di Hank con i suoi due fratelli: Glen (D’Onofrio) e Dale (Strong). Duplice rapporto che riesce in più di qualche frangente ad emozionare proprio per la profondità sentimentale che riescono ad imprimere tutti e tre, ma anche per la profondità che riescono a dare alla storia rivelando dettagli “scomodi” sul passato dell’avvocato Hank, e che successivamente portano ad un’analogia, un paragone interessante e ben inscenato. Peccato davvero che tutto il resto venga soltanto scalfito, trattato in maniera superficiale, e toccando appunto diversi elementi, fin troppi, non riuscendo a trovare una sua identità. Da segnale comunque la grande performance di Billy Bob Thornton che, nonostante lo spazio riservatogli con il contagocce, riesce a trasformare il “piccolo” avvocato Dickman, in un grande uomo che mette in seria difficoltà Hank.
In sintesi, The Judge è un film con degli attori strepitosi, ben recitato, con più di qualche dialogo tagliente, intelligente e ben pensato, ma con tutta una cornice che non riesce ad accompagnare dignitosamente l’accoppiata Duvall-Downey Jr.. La storia risulta così essere faticosa, priva di tensione, ma soprattutto prevedibile in tutte le sue sfaccettature. Che va a toccare diversi generi, ma non riesce a farne uno suo. Che va solo ad abbozzare i personaggi interessanti, soffermandosi invece il più del necessario su altri con sottotrame molto rivedibili. Un film che grazie a Robert Downey Jr. e Robert Duvall vale sicuramente il prezzo del biglietto, peccato però che alla fine lasci più pesantezza e sapore di un’occasione sprecata, che altro.