Stanley Crawford (Colin Firth) è un celebre illusionista inglese che si esibisce sotto il nome cinese "Wei Ling Soo" per non rivelare la propria identità. Quando l'amico e collega Howard Burkan (Simon McBurney) entra nei camerini dell'uomo lo avvisa, quasi incredulo, di un avvenimento sconcertante: per la prima volta in vita sua non riesce a smascherare una medium. Stanley, sempre propenso a smentire i ciarlatani, viene convinto dall'amico a recarsi nel sud della Francia per aiutarlo nell'impresa, convinto che ci sia un trucco. L'illusionista si presenta così sotto il nome di Stanley Taplinger, introducendosi come un fantomatico uomo d'affari, alla ricerca del trucco che si nasconde dietro agli apparenti miracoli di Sophie Baker (Emma Stone), fatto che lo porterà a dubitare persino del suo approccio alla vita.
Torna, puntuale come ogni anno, l'ennesima pellicola firmata Woody Allen, questa volta intento a riportarci in quella Francia degli anni 20 che aveva affascinato molti con Midnight in Paris.
Dopo lo scivolone disastroso su Roma e il peculiare ma ben più riuscito Blue Jasmine, Allen rimane più o meno dove lo avevamo lasciato, con un film che cerca - questa volta più delle altre - di ridimensionare il tutto allo stato di semplicità più assoluta. Sarebbe sbrigativo, seppur probabilmente corretto, etichettare Magic in the Moonlight come un film didascalico. Lo è, ma volutamente e in modo piuttosto fiero, costantemente alla ricerca del nocciolo della questione, mai prolisso e sempre diretto. L'economia di ripresa e di take che Allen va a sbandierare da qualche anno è qui evidente: poche inquadrature, punti di vista ripetuti oltremodo, solo gli stacchi strettamente necessari: tutto vuole essere semplice e immediato e l'intento, ad un occhio più allenato della media, è chiarissimo già dopo cinque minuti dai classici titoli di testa bianchi su sfondo nero.
D'altronde lo sviluppo del linguaggio alleniano è stato controverso e spesso criticato, ma non gli si può negare una certa coerenza nel giungere ad un punto di vista univoco e raramente incongruente con quanto fatto in passato, seppur con una chiara e inevitabile perdita di freschezza col passare degli anni.
Chi parla è un grande ammiratore del comico statunitense, forse tra i più grandi estimatori di Annie Hall e Manhattan, ed è sempre un colpo al cuore quando si varca la soglia del cinema nella speranza di vedere un qualcosa che si avvicini ai suoi capolavori, seppur consapevoli del fatto che questo non avverrà mai, forse a causa del ritmo col quale i suoi film escono in sala. Ma, dopotutto, è chiaro che questa non è l'intenzione di Allen e dunque spiace vedere - come succede da ormai un decennio e più - film dignitosi, alternati ad ottimi film, alternati a loro volta ad un paio di film non riusciti. Magic in the Moonlight fa parte dei film dignitosi, sicuramente lontano dall'essere un capolavoro, ma nemmeno paragonabile a To Rome with love, questa commedia cinico/romantica firmata Woody Allen intrattiene senza pretese ma non lascia molto allo spettatore al riaccendersi delle luci in sala.
La messa in scena è chiara, sempre pulita e ordinata, ma raramente con guizzi realmente geniali. Qualcosa funziona più che bene: alcuni rapporti tra i personaggi, certe trovate di regia e il modo in cui è fotografata la splendida Emma Stone; qualcosa decisamente no, come le battute che ormai arrancano, i personaggi copia-incolla e alcune estreme forzature nello sviluppo narrativo, atte a far andare i personaggi sempre nella direzione voluta.
Firth concede una prova attoriale convincente: nulla di memorabile, ma nemmeno lo scempio fatto in Devil's Knot; la Stone funziona perfettamente nel ruolo assegnatole, riuscendo nell'impresa di far innamorare lo spettatore in ogni fotogramma, mentre i comprimari paiono più deboli del solito, con pochissimi approfondimenti e rare trovate interessanti legate agli stessi, se non per un buon Simon McBurney nel ruolo dell'amico di Stanley.
Dunque siamo alle solite: Magic in the Moonlight è grossomodo il film medio di Allen post '2000, sicuramente a livello qualitativo più vicino a Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni che a Basta che funzioni, ma chiaramente sopra la media della commedia americana moderna, lasciandosi guardare più che piacevolmente ma che, in fin dei conti, manca delle trovate geniali e brillanti che hanno fatto diventare Allen uno dei capisaldi del cinema americano.