The Imitation Game

Voto: 4/5 - 
Titolo Originale: The Imitation Game
Un film di Morten Tyldum. Sceneggiatura: Graham Moore
Genere: Spionaggio - Regno Unito, Stati Uniti (2014) Durata: 113min.
Produzione: Nora Grossman, Ido Ostrowsky, Teddy Schwarzman. 
Distribuzione: Videa CDE
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Nel 1928 Alan Turing è un promettente e timido studente in un college inglese. Inviso ai compagni, ha un solo amico: Christopher. Anni dopo Turing, diventato professore a Cambridge, viene reclutato per decodificare il difficilissimo codice inventato dai nazisti per le loro trasmissioni: Enigma. Dopo mille difficoltà e notevoli sforzi Turing e i suoi collaboratori, tra cui anche l’intraprendente Joan, il team riesce negli sforzi, ma nel 1951 il geniale professore viene perseguitato a causa della sua omosessualità.

A volte sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare

Ci sono film che lasciano allo spettatore un profondo senso di ingiustizia e The Imitation Game, firmato dal regista Morten Tyldrum (Headhunters), è uno di questi.
Forse non sono in molti a conoscere la straordinaria vicenda di uno dei padri dell’informatica del XX secolo, la storia di una mente brillante che però non solo non ha ricevuto riconoscimenti per i suoi successi, ma ha conosciuto invece intolleranza e disprezzo.

Alan Turing, geniale rivelatore del codice Enigma, rappresenta tutto questo e The Imitation Game, a 60 anni di distanza dalla sua prematura scomparsa, finalmente tenta di rendergli giustizia.
Ispirato alla biografia scritta da Andrew Hodges, questo lungometraggio ripercorre con destrezza la biografia del padre del primo computer, a cui l’attore Benedict Cumberbatch (The Fifth Estate) dona un ritratto sentito e commovente facendone una delle sue migliori interpretazioni,
contestualizzandola all’interno del periodo più drammatico vissuto dai sudditi di sua Maestà.

Siamo infatti nel 1941 e l’Inghilterra è sotto attacco, le bombe piovono su Londra, la popolazione evacuata e terrorizzata, nei mari i sommergibili e le navi inglesi vengono inesorabilmente abbattuti e il fiato dei nazisti si sente sempre più vicino.

In questa situazione di disastro incombente, presso il Bletchey Park, un’unità segreta lavora per risolvere l’incomprensibile codice cifrato tedesco denominato Enigma che potrebbe cambiare le sorti della guerra.
A capo del team di decrittatori, per volere dello stesso William Churchill, vi è Alan Turing, uno dei migliori matematici del paese, ma anche un omosessuale costretto a nascondere la sua vera natura a causa delle leggi in vigore, un individuo inviso ai colleghi per la sua presunzione e l’ostinazione ad agire da solo. Diversamente dal resto del gruppo secondo Turing solo una macchina sarà in grado di tradurre i messaggi di Enigma.

The Imitation Game ha dalla sua una storia già di per sé molto forte, ma anche se il paragone con Beautiful Mind potrebbe tornarci vagamente alla mente, l’opera di Tyldrum si discosta completamente dal lungometraggio di Ron Howard calandoci totalmente nelle atmosfere anni Quaranta, molte ben rese nelle ambientazioni e nei colori, per raccontarci una storia la cui eccezionalità assume valore universale nel momento in cui diventa simbolo di sopruso e discriminazione.

Veloce nei dialoghi, dal ritmo incalzante ma attento allo sviluppo psicologico dei personaggi, The Imitation Game tiene avvinto lo spettatore senza cedimenti o inutili lungaggini nello spiegare i retroscena del funzionamento di un macchinario complesso, concentrandosi invece sull’impresa impossibile di un outsider nel corso di un film che sfiora generi diversi senza però fossilizzarsi su uno in particolare.

Un po’ thriller a sfondo storico, un po’ dramma con istanze sociali, The Imitation Game riesce a fornirci un ritratto fedele dell’epoca e soprattutto della necessità di porre fine alla guerra nel minor tempo possibile. E se sappiamo che alla fine la decifrazione del codice arriverà, il vero mistero starà nello scoprire come il solitario ed eccentrico Alan Turing riuscirà ad accaparrarsi l’appoggio dei colleghi indispensabile per poter portare a termine la missione.

Ad affiancare Benedict Cumberbatch troviamo quindi un cast di tutto rispetto a partire da Keira Knightley (Espiazione), convincente nei panni di Joan, una donna in cerca di affermazione in un mondo prevalentemente maschile, Mark Strong (Zero Dark Thirthy) in quelli dell’agente segreto Stewart Menzies, il sempre grande Charles Dance (I figli della mezzanotte) nel ruolo di un inflessibile comandante, per finire con Rory Kinnear (Skyfall) che presta il volto a un fin troppo zelante agente di polizia.

Avvincente, brillante, con una regia elegante ma che non cede all’enfasi e all’eccesso di melò nemmeno nel finale, The Imitation Game si candida come uno dei migliori film dell’anno soprattutto grazie alla notevole interpretazione del suo protagonista principale.

Il grande merito di quest’opera è quello di svelare una pagina di storia che ignoravamo e di invitarci a riflettere sulla vicenda umana di Turing come monito per il presente, perché dai grandi e imperdonabili errori del passato si “dovrebbe” imparare qualcosa e la tragedia di questo eroe troppo in fretta dimenticato ce lo grida con forza.


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