La teoria del tutto

Voto: 3/5 - 
Titolo Originale: The Theory of Everything
Un film di James Marsh. Sceneggiatura: Anthony McCarten
Genere: Drammatico, Biografico - Regno Unito (2014) Durata: 123min.
Produzione: Tim Bevan, Lisa Bruce, Eric Fellner, Anthony McCarten. 
Distribuzione: Focus Features
Loading the player ...
Il giovane e brillante Stephen Hawking è un cosmologo dell’Università di Cambridge che si è posto come obiettivo la scoperta di un’equazione unificatrice che possa spiegare la nascita dell’universo. La sua crescente passione e dedizione per la fisica si scontreranno con la degenere malattia dei motoneuroni, che gli impedirà di esercitare il suo genio nelle migliori condizioni.

Il genere biografico conta ormai un vasto repertorio di titoli; che si tratti di opere ricavate dal letterario o scolpite direttamente sullo schermo, non è raro che il cinema venga usato per ricordare le gesta, morali e non, delle grandi personalità di passato e presente, qualunque esse siano.

Come ogni volta tuttavia, è bene distinguere la resa cinematografica di tali lavori in due principali filoni. Capita infatti troppo spesso che registi e sceneggiatori si lascino trasportare dalla mera lode, attribuendo alle figure riproposte una positività fin troppo surreale, quasi le personalità raccontate avessero vissuto solo glorie e gratificazioni, per sé stesse e per il mondo. E’ questo il caso particolare di parecchi Road Movie, nei quali i protagonisti intraprendono un lungo e coraggioso viaggio per motivi personali, ed ogni passante pare disposto indissolubilmente ad aiutarli nella loro impresa, dimostrando di credere alle convinzioni con le quali hanno dato inizio all’avventura. Tra i lavori di questo tipo è facile ricordare Indian – La grande sfida di Roger Donaldson, Una storia vera di David Lynch e, sotto certi aspetti, anche l’acclamato Into the Wild di Sean Penn.

Vi sono poi casi ben più riusciti che riescono a dare spazio alla biografia senza alzare troppo l’asta della bandiera. Film come Ray, J. Edgar ed il recente American Sniper hanno il potere di recuperare l’intero spettro della personalità umana, in pregi e difetti, dando l’esatta immagini degli uomini che un tempo sono stati, rendendoli ben più eterni delle inutili lodi dei biopic sopra citati. Chiariamoci, non si tratta di prodotti pessimi e mal riusciti, e nel suo specifico caso Into the Wild è senz’altro uno dei Road Movie più appassionanti di sempre. Quando si racconta una storia tuttavia, è interessante che se ne osservino tutti gli aspetti, non solo quelli più gratificanti ed evidenti.

La teoria del tutto si colloca in un contesto parecchio strano; pare evidente come l’intento della troupe fosse quello di dare risalto al parallelismo più importante di tutto il film. Stephen Hawking è un fisico brillante, e lo è sempre stato fin dagli albori, dai tempi dell’università in cui la poca voglia di faticare era compensata da uno smisurato genio che gli garantiva risultati sopra la media. Ciò era senz’altro dovuto alla focalizzazione verso un obiettivo ben preciso, e ad una capacità intuitiva ben fuori dal normale, che gli permise in più occasioni di raggiungere l’apice grazie alle scoperte che lo hanno reso famoso, come la Radiazione di Hawking e la Termodinamica dei buchi neri.

Fu tuttavia proprio durante lo scatenarsi del suo genio, in giovane età, che il ragazzo dovette assistere impotente al graduale degrado fisico dovuto alla malattia del motoneurone, a causa della quale ben presto ogni movimento volontario dei muscoli avrebbe cessato di esistere. L’unica consolazione del cosmologo fu l’apprendere che il suo prezioso cervello non avrebbe subito danni, e avrebbe potuto in tal modo proseguire con lo studio della propria incalzante professione.

Ed è proprio di questo che parliamo. La linea narrativa de La teoria del tutto è scandita da eventi ben precisi, regolati indistintamente dalle lancette dell’orologio: ad ogni sconfitta sul piano fisico pare corrispondere l’ennesima enorme vittoria sul fronte intellettuale, quasi il suo genio fosse troppo grande per permettere al corpo di cedere. Il tutto è amplificato dall’amore passionevole e disinteressato di Jane Wild, la sua prima moglie, nonché dall’intera sfera sociale che lo circonda; nessuno infatti si permetterà mai di esprimere un giudizio negativo, una nota di sfiducia o anche solo un invito a desistere dagli studi nei 123 minuti di pellicola. In poche parole, nonostante sia evidente quanto drammatica sia la situazione del protagonista, egli viene dipinto come uomo saldo, incrollabile e garante dell’appoggio di tutte le persone che fu lieto di avere intorno.

Tale aspetto tuttavia in molte sequenze non costituisce un vero e proprio difetto, giacché l’ironia e il carattere adrenalinico di Hawking ben vengono rappresentati su schermo da un Eddie Redmayne che interpreta perfettamente il suo ruolo, tra movenze e lati caratteriali. La nota davvero “marcia” è invece rappresentata da tutte le conseguenze di una lode fin troppo marcata alla personalità del protagonista. Eventi interessanti vengono raccontati di fretta e in malo modo, lasciando spazio maggiore alle relazioni sentimentali ed al drammatico progredire della malattia piuttosto che alle scoperte sensazionali che il brillante fisico diede in pasto al mondo; purtroppo ben poco margine viene concesso al suo incrollabile genio, tant’è che l’intero sistema narrativo pare cadere in una profonda contraddizione: protagonista indiscusso del film è infatti il talento di uno dei fisici più famosi mai esistiti, e tuttavia i dettagli si perdono nel tempo, presentando intuizioni e sudore di lavagna a poche, fugaci sequenze che servono solo a inquadrare Stephen Hawking come scienziato, dando per scontato il valore assoluto della sua bravura. E così, ogni scoperta sembra nascere dal nulla, ed è seguita da acclamazioni e applausi senza che venga presentata alcuna mozione.

La storia di un uomo, della sua malattia e del suo rapporto con la moglie, non certo di un fisico e del suo tempo; La teoria del tutto è un film riuscito a metà, e che troppo si avvicina a quelle morbose RAI fiction a cui l’italiano è abituato. Se come drammatico ha i suoi evidenti meriti, troppo è stato tralasciato perché possa costituire una biografia degna di rappresentare il personaggio icona della sua copertina.
Scrivi un commento
Se non hai un account clicca qui per registrarti su SpazioFilm.
Numero commenti: 0
caricamento in corso...
SCREENSHOTS
  • Immagine Thumb: La teoria del tutto
  • Immagine Thumb: La teoria del tutto
  • Immagine Thumb: La teoria del tutto
  • Immagine Thumb: La teoria del tutto
SEGUICI SU:
versione per cellulari
facebook
twitter
itunes
© 1999 - 2012 GALBIT SRL TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 07051200967