Turner

Voto: 2/5 - 
Titolo Originale: Mr. Turner
Un film di Mike Leigh. Sceneggiatura: Mike Leigh
Genere: Biografico - Regno Unito (2014) Durata: 149min.
Produzione: Georgina Lowe. 
Distribuzione: Entertainment One, Sony Pictures Classics
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Mike Leigh ripercorre la vita del grande pittore inglese, facendo affidamento alle sue vicende private ed al suo incommensurabile genio.

I grandi personaggi invadono la cerimonia degli Oscar 2015 ed accanto, ai probabilmente più apprezzati, Alan Turing e Stephen Hawking, spunta una personalità più ardua da rappresentare: quella di un artista sublime che non ha a che fare con una malattia né con una persecuzione sessista. Forse caratteristiche del genere, vite problematiche, difficili rapporti familiari e psicofisici, contribuiscono a rendere più appassionanti il film ed il personaggio, aiutando l’immedesimazione. Inoltre, questi grandi personaggi costituiscono un’occasione di riscatto o di definitiva consacrazione per un attore che ha l’occasione di dimostrare il suo vero valore e di puntare all’ambita statuetta. Allora sorgono le prime domande: come mai i due film in questione superano di gran lunga Mr. Turner in merito alle candidature nelle categorie più importanti? E perché Timothy Spall non compare tra i migliori attori protagonisti?

Non sempre i concorsi, di qualunque genere siano, guadagnano l’assoluta stima e fiducia del pubblico per quanto le premiazioni possano risultare obiettive. Tuttavia, il modus rappresentativo di un’artista così influente come William Turner fa discutere e, senza soffermarci troppo sulle vicende biografiche, merita una revisione. Gli appassionati d’arte che si riverseranno nelle sale cinematografiche in questi giorni potranno istantaneamente notare la prima scelta del regista Mike Leigh: la mancanza del percorso educativo. Viene così esclusa la prematura entrata alla Royal Academy of Arts a soli quattordici anni, sotto la supervisione di Sir Joshua Reynolds, la cui tomba giace accanto alla stessa del suo protetto allievo. Manca anche la morte della madre, rinchiusa in manicomio, e quella, altrettanto prematura, della sorella. Quindi, Timothy Spall/William Turner appare come un uomo attempato dai falsi modi cortesi, stranamente apprezzato nel suo essere rozzo e dipendente in gran parte dal padre, che pur sarà fondamentale nelle prosecuzione e persecuzione delle sue finalità artistiche.

La perdita di costui costituisce l’albore di una lunga fase di declino dovuta in gran parte alla documentata depressione dell’artista che, nella sua trasposizione cinematografica, non ci lascia per la verità un’ottima immagine di sé. Almeno due o tre sono le scene di sesso ingiustificato che vedono un Turner rantolante mentre grugnisce al ritmo di amplessi sessuali. Altrettante sono le scene volte a sottolineare il modus vivendi dell’800 inglese, a volte fin troppo lunghe e colpevoli di rallentare il ritmo dell’azione ed immerse negli eccessivi convenevoli della società borghese e nelle riunioni esclusive intorno a concertini da sala. Turner è anche colpevole della trascuranza delle due figlie avute da Sarah Danby e di aver letteralmente usato e poi abbandonato la sua domestica per trascorrere l’ultima fase della sua vita accanto all’amante Sophie Booth.

Le scelte del regista hanno portato all’esclusione dei viaggi extra britannici a Parigi ed in Italia, altrettanto necessari per delineare le sue influenze, rendendo l’idea di un uomo fortemente radicato nel suo paese ed incapace di abbandonare la sua casa, quella della sua amante e le futili ed ipocrite discussioni borghesi di cui lo stesso si fa beffe in via del tutto sarcastica. Su un punto essenziale Leigh ha posto l’accento: il cosiddetto “lascito Turner”. Nel film, il pittore rifiuta ventimila sterline da un uomo (apparso dal nulla) interessato ad acquistare tutto il lavoro di una vita ma il mito di Turner crescerà esponenzialmente alla sua decisione di lasciare alla stato britannico i suoi dipinti, disegni, schizzi per l’apertura di un museo in suo onore da visitare gratuitamente. Peccato che, la tirchieria della madre patria culminerà nella dispersione delle sue opere, tanto che solo gli Stati Uniti, nel 1974, daranno vita al Turner Museum per collezionare le sue stampe.

In senso generale è un film dall’andamento molto lento, in cui la colonna sonora, per giunta di ottimo valore (una nomination anche per lei), avrebbe dovuto colmare alcuni silenzi ripetuti ed a volte imbarazzanti. Quella di Leigh, in fondo, è una interpretazione e come tale può essere discussa o no ma, se realmente la vita di uno dei più grandi artisti dell’800, ispiratore di Monet e precursore dell’impressionismo, è questa, forse non è oggetto da film oppure lo è ma il film stesso risulta non appassionante. I naufragi, i paesaggi, il mare, il sole ed i fenomeni naturali passano sotto i nostri occhi per pochi secondi eppure la loro bellezza ci colpisce e resterà, come l’intera opera del pittore, ciò che di più bello un film possa rappresentare. La facilità di raccontare un “grande personaggio” sta nel fare affidamento sulla sua grandezza, la difficoltà sta nel descriverlo e nel guidarci alla scoperta di una persona che, in fin dei conti, è come noi.
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