Siamo nel marzo del 1965 e le tensioni razziali in America sono al culmine. Un gruppo di manifestanti in Alabama, guidati dal reverendo Martin Luther King jr. decide di organizzare una marcia da Selma fino a Montgomery per manifestare contro il divieto di poter esercitare il proprio diritto al voto. Si rivelerà una decisione destinata a cambiare la Storia.
"I have a dream"
Quando si realizza un film dedicato a una figura di rilevanza storica indiscussa che ha lottato per grandi ideali e per alte cause civili, il rischio è sempre quello di farne una celebrazione a prospettiva unica. Questo però non avviene con l’opera della regista Ava Duvernay che sceglie per Selma – La strada per la libertà un registro più intimistico, dando uno sguardo a tutto tondo di uno dei grandi leader americani: Martin Luther King (Daniel Oyelowo).
È il 1965 e le tensioni razziali, nonostante la fine della segregazione, sono più vive che mai, soprattutto per il persistente ostracismo volto a impedire agli afroamericani di esercitare il diritto di voto. In questo contesto, mentre il Presidente Lyndon Johnson (Tom Wilkinson) temporeggia, inenarrabili violenze e soprusi vengono perpetrati contro i cittadini di colore. A condurre i negoziati con la Casa Bianca troviamo però Martin Luther King, leader pacifista del movimento per l’affermazione dei diritti civili che combatte strenuamente per la sua gente. I tempi sono ormai maturi per far sentire la propria voce e, nella città di Selma, in Alabama, nel cuore dell’America più razzista, si prepara una lunga marcia destinata a cambiare l’avvenire di milioni di persone.
Come in Lincoln, anche in Selma – La strada per la liberà non si vuole solo realizzare un patinato affresco dell’importanza di un certo momento storico per gli Stati Uniti, ma si cerca di indagare anche la personalità, le sfaccettature delle personalità cardine fautrici del rinnovamento. E dunque anche di Martin Luther King jr., pastore protestante fermamente deciso a rifiutare la violenza come strumento di lotta per affermare i propri principi e convinzioni (una “lezione” che oggi risulta più attuale che mai) scopriamo la dimensione domestica, i travagli personali e i ripetuti tradimenti nei confronti della moglie Coretta (Carmen Ejogo), che non intaccano il mito, ma anzi, contribuiscono a rendercelo più umano e vicino. Si tratta di un uomo che non vuole diventare un martire, ma che, non può assolutamente rinunciare al suo ruolo di guida e voce del proprio popolo oppresso.
Daniel Oyelowo riesce a trasmetterci perfettamente tutte le sfumature di una personalità complessa, evidenziandone le luci e le ombre, regalandoci un ritratto credibile, sincero e appassionato di Martin Luther King. Anche i comprimari naturalmente, non sono da meno e proprio la coralità delle interpretazioni ci consente di avere un quadro più completo sulla preparazione delle marcia da Selma a Montgomery. Nei nostri tempi moderni, in cui tutto sfugge e tutto si dimentica in un batter d’occhio, ogni tanto fa bene ricordare che c’è stato un tempo, 50 anni fa, in cui a una grossa fetta di americani era proibito esercitare un diritto che noi diamo per scontato: quello di poter votare.
Il voto come simbolo di scelta, di indipendenza, di libertà di poter decidere il proprio destino come individui riconosciuti come tali. Selma ci ricorda anche che c’è stato un momento veramente buio in cui soprusi, ingiustizie e sopraffazioni di ogni genere, alimentati da un odio viscerale e da pregiudizi secolari, erano all’ordine del giorno per la popolazione di colore; ma anche che a brutalità, vessazioni e indicibili maltrattamenti qualcuno ha trovato la forza, il coraggio e l’ardore di rispondere con l’arma della non violenza, conquistando i cuori delle persone disposte a seguire il suo esempio.
Certo, non si è trattato, e questo il film lo sottolinea bene, di un processo facile. Il sentiero della libertà è stato lastricato di vittime, ma purtroppo, il prezzo da pagare per il cambiamento è sempre altissimo. Dal lungometraggio della Duvernay emerge anche la lungimiranza politica di King, coerente sul piano politico nel puntare al suo obiettivo, senza accontentarsi di compromessi, e la saggezza nel non voler sacrificare inutilmente vite umane rendendosi così momentaneamente “impopolare” agli occhi dei suoi.
Tutte scelte che, alla luce dei fatti, si sono rivelate avvedute.
Selma emoziona e affascina, ma non spinge a tutti i costi sul pedale della commozione e della lacrima facile. Si uscirà dal cinema ispirati, accompagnati dalle note della bellissima Glory pensando a quanto possa fare una vita trascorsa all'insegna della passione e di nobili ideali.