Cari vulcaniani, questo appuntamento con Mondi Nuovi sarà un po' insolito, dunque non aspettatevi la formula abitudinaria con il Salto temporale della settimana e tutto il resto. Mercoledì scorso, infatti, su invito della Universal, ho avuto occasione di vedere i primi trenta minuti di Star Trek: Into Darkness alla presenza del produttore Bryan Burk, collaboratore fidato di J.J. Abrams alla Bad Robot, e quello che vi presento oggi è un resoconto dell'evento. Più avanti ci saranno degli spoiler, ma tutti concentrati nella prima mezz'ora del film (e comunque nulla di clamoroso); in ogni caso, sarete prontamente avvertiti.
IMAX experience
L'evento si è svolto al cinema IMAX di Pioltello, ed è stato introdotto da un messaggio filmato di J.J. Abrams, che in tono scherzoso - e scusandosi per la sua capigliatura selvaggia - ha presentato il sodale Bryan Burk, prontamente salito sul palco per parlare del film. Burke ha subito precisato che, per fare questo sequel, dovevano esserci delle solide ragioni, di carattere creativo: era necessario avere a disposizione una storia valida che garantisse più azione e più emozione, e dopo aver prodotto Mission: Impossible - Protocollo fantasma, girato parzialmente in IMAX, è apparso chiaro a tutti che anche il nuovo Star Trek avrebbe potuto giovarsi di quel formato, in grado di mostrare immagini di qualità superiore, per dimensioni e risoluzione, rispetto ai sistemi di proiezione convenzionali. Per quanto riguarda il 3D, Burke ha rivelato che lui e gli altri della Bad Robot non amano particolarmente la stereoscopia - Avatar escluso, perché ha settato nuovi parametri qualitativi - ma si è comunque deciso d'implementarla nel film, lavorando fotogramma per fotogramma al fine di renderlo speciale, tentando di superare gli attuali limiti della tecnologia.
Sul piano narrativo, l'esigenza è stata la stessa del primo Star Trek: realizzare un film che si rivolgesse a tutti, non solo ai fan, in modo da non rendere necessaria la conoscenza della serie di Gene Roddenberry. D'altra parte, il suo è un universo in cui sono cadute le differenze etniche, culturali e religiose, un universo ideale per tutti e che parla di noi; per questa ragione, Burke ritiene che i film debbano rivolgersi a una platea il più ampia possibile, al contrario dei precedenti lungometraggi (i quali, essendo pensati specificatamente per i fan, avevano a disposizone un budget limitato). Quando si palesò l'opportunità di produrre il primo Star Trek, Burke sentì di essere la persona adatta perché, paradossalmente, non è mai stato un appassionato della serie, non ne capiva il senso: ai trekker questo non piacerà, ma Burke ha dichiarato apertamente che non ne apprezzava la scarsità di azione e l'abbondanza di dialoghi. Per questo ritenne necessario che il reboot cercasse di parlare a tutti, non solo ai fan, pretendendo dalla Paramount una maggiore quantità di risorse finanziarie rispetto ai film del passato. La major si è dimostrata molto disponibile, sia sul piano economico sia su quello creativo.
A questo punto, Burke si è congedato e sono stati proiettati i primi ventotto minuti di Into Darkness...
ATTENZIONE: I SEGUENTI PARAGRAFI CONTENGONO SPOILER RELATIVI ALLA PRIMA MEZZ'ORA DEL FILM, E DUE SCENE POSTE SUCCESSIVAMENTE
Federation crysis
Il film si apre sul paesaggio straniante di un pianeta alieno, ricoperto di vegetazione rossastra: Kirk (Chris Pine) e McCoy (Karl Urban) fuggono dalla popolazione autoctona, una civiltà primitiva che rischia di scomparire a causa di un'eruzione vulcanica. L'Enterprise, incaricata di osservare segretamente il pianeta, decide d'intervenire per salvare gli indigeni, e Spock (Zachary Quinto) si cala all'interno del vulcano per depositarvi un ordigno che, una volta attivato, bloccherà l'eruzione, congelando il vulcano stesso. Spock rischia di perdere la vita, e l'unico modo per salvarlo è rivelare agli indigeni la presenza dell'Enterprise, contravvenendo alle direttive della Federazione Unita dei Pianeti... ma Kirk non ama seguire le regole, soprattutto se c'è un amico in pericolo. L'astronave, fino a quel momento nascosta sotto la superficie del mare alieno, emerge dalle acque per lo stupore degli autoctoni, e Spock viene tratto in salvo.
Qui il prologo si conclude, e noi siamo già soddisfatti: grande spettacolo, gran ritmo e la giusta dose d'ironia.
Tornati sulla Terra, e precisamente a Londra, conosciamo una giovane coppia addolorata per la malattia della figlia, ricoverata in ospedale senza possibilità di guarigione. Ma un uomo misterioso (Benedict Cumberbatch) si rivolge al padre, che scopriamo essere un impiegato della Federazione, e gli confida che lui può salvare sua figlia...
Nel frattempo, Kirk e Spock fanno rapporto sulla missione appena conclusa, ma Spock decide di raccontare tutti i particolari, anche quelli che Kirk avrebbe preferito evitare. Il Capitano Christopher Pike (Bruce Greenwood), ritenendo Kirk inaffidabile, lo degrada a Primo Ufficiale e gli toglie l'Enterprise, mentre Spock viene riassegnato a un'altra nave. Kirk annega i dispiaceri nell'alcol, ma viene raggiunto da Pike che cerca di consolarlo, in una scena che rispecchia quella del primo film; pur avendo perso il grado di Capitano, Kirk potrà comunque prestare servizio sull'Enterprise, come Primo Ufficiale di Pike.
Intanto, l'uomo misterioso cura la bambina con il suo stesso sangue, e consegna al padre uno strano anello: quest'ultimo lo porta con sé nell'archivio della flotta, dove lavora. A contatto con l'acqua, l'anello esplode, distruggendo l'archivio e causando decine di morti. Come diretta conseguenza dell'attentato, i capitani della flotta e i loro primi ufficiali sono riuniti in un'unica stanza per organizzare la caccia al misterioso colpevole, che pare essere un membro della flotta stessa. Kirk si domanda per quale motivo sia stato colpito proprio l'archivio, che contiene informazioni di pubblico dominio... un dubbio che si unisce all'inspiegabile comportamento dell'attentatore che, invece di fuggire con una nave dotata di motore a curvatura, ne ha rubata una che ne è sprovvista. Ma le ragioni del suo comportamento sono presto rivelate: il suo obiettivo era riunire tutti i capitani nello stesso luogo, per poi mitragliarli con la navetta rubata. Sotto attacco, gli ufficiali si difendono come possono, e solo l'astuzia di Kirk riesce ad abbattere la navetta, dopo che l'aggressore si è teletrasportato al sicuro.
Qui, in un picco di tensione, si chiudono i primi ventotto minuti del film. Abbiamo però assistito anche ad altre due sequenze, poste più avanti:
- Nella prima, l'Enterprise sta tornando sulla Terra, ma è stata pesantemente danneggiata da un combattimento e, attratta dal campo gravitazionale del pianeta, sta precipitando come un relitto spaziale. Spock è inaspettatamente il capitano della nave, mentre Kirk cerca di riattivare i motori insieme a Scotty (Simon Pegg).
- Nella seconda, l'Enterprise precipita su San Francisco travolgendo Alcatraz, e Spock si teletrasporta in città per inseguire John Harrison (il misterioso attentatore dell'inizio). È una grande scena d'inseguimento, che sfocia in una lotta sul tetto di un velivolo, fra le strade della metropoli futuristica.
Conclusioni, o qualcosa del genere
Insomma, che dire? Star Trek: Into Darkness promette molto, molto bene. Sono bastati i primi minuti per coinvolgerci totalmente nella storia, che ci ha rapiti con il suo ritmo scalpitante e le sue svolte improvvise, come nell'attacco di Harrison alla stanza degli ufficiali. La sequenza con l'Enterprise che precipita sulla Terra, poi, unisce spettacolo e drammaticità con la sapienza tipica di Abrams, e stuzzica una certa curiosità attorno al grande potere dell'antagonista, in grado di scatenare forze che mettono in crisi l'intera Federazione. Qual è la vera identità di Harrison? E fino a che punto dovrà spingersi l'equipaggio dell'Enterprise per affrontarlo? Lo scopriremo il 13 giugno, e personalmente non vedo l'ora...