Di ritorno dalla guerra, il neo commissario James Gordon dovrà fare i conti con una Gotham devastata dalla violenza e dalla corruzione. Ben conscio che l’assenza di morale ha colpito anche il suo stesso corpo di polizia, sarà costretto a lottare dall’interno per adempiere alla promessa fatta al piccolo orfano Bruce Wayne.
Bambini che razziano portafogli per sopravvivere sulla strada, poliziotti corrotti, ladri di borse e cittadini insofferenti: questa è la Gotham del terzo millennio, una Gotham ben lungi dall’essere protetta dal gigantesco pipistrello mascherato, e nella quale il lungimirante e violento Cobblepot ha appena fatto il suo ritorno.
Per l’appunto, due sono le linee guida che fanno capo a questo terzo episodio, The Ballonman, i primi passi nella scalata del pinguino a fianco di Sal Maroni (interpretato da David Zayas), ed una nuova indagine per Jim Gordon atta a scovare il misterioso individuo che assassina personalità di spicco facendoli volare via appesi a palloni sonda pieni di elio. Scopo di un tale scenario è far respirare al piccolo Bruce Wayne i primi desideri di una vita da giustiziere, osservando il volere di un uomo che cerca solo di ripulire la città da chi non è più degno di esserne a capo, sbagliando tuttavia il metodo.
Certo è che la struttura della storyline di Gotham comincia ad avere le prime evidenti falle; anzitutto, viene da chiedersi qual è il reale scopo di una serie simile, giacché la scelta di proporre una situazione problematica per ogni episodio, risolvibile in 40 minuti e quindi fine a se stessa, è antiquata e poco attraente ormai, e non aiuta certo il serial DC ad emergere senza aver ancora la star principale. Il dubbio è che il tutto sia montato per un esclusivo fan service, perché se ben riusciti sono i personaggi, mancano i colpi di scena e gli eventi di impatto necessari ad alzare l’hype di tutta la stagione, e sinceramente non ce lo saremmo mai aspettati.
Gotham non era partita male, ma rischia già dopo 3 episodi di trasformarsi in un lungo tour di Jim Gordon nell’affollata città, risolvendo problemi su problemi prima di trovarsi davanti a qualche piccolo spunto interessante, come accadeva alla stessa Smallville, e come per fortuna non si è verificato per Arrow.
Inutile dire che l’attenzione maggiore si focalizza quando entrano in scena i villain, i veri protagonisti del prodotto FOX, variegati, potenti e adrenalinici, un misto di personalità tanto eterogeneo che difficilmente ci stancheremo di vederci spuntare dinnanzi nuovi esponenti della malavita di Gotham.
Arduo è infatti non rimanere incantati insieme al pinguino dal discorso di Maroni, un personaggio conosciuto quasi per caso nel nuovo locale dove Cobblepot si è infiltrato, e che si è rivelato ammirevole quasi quanto Fish e Don Falcone.
Insomma, a parte l’esilarante Harvey Bullock gestito dall’ottimo Donald Logue, la schiera dei “buoni” manca ancora della necessaria brillantina per giustificare la grande attesa per questa serie. Come è accaduto per Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. , aspettiamo a darci per vinti, e stiamo a vedere cosa ci porterà il fumo nero di Gotham, a cominciare dal prossimo episodio in arrivo, Arkham.