Di ritorno dalla guerra, il neo commissario James Gordon dovrà fare i conti con una Gotham devastata dalla violenza e dalla corruzione. Ben conscio che l’assenza di morale ha colpito anche il suo stesso corpo di polizia, sarà costretto a lottare dall’interno per adempiere alla promessa fatta al piccolo orfano Bruce Wayne.
Un flashback catapulta lo spettatore in una Gotham di 10 anni prima, quando Harvey e il suo partner Dix riuscirono a fermare un misterioso e psicopatico killer che, convinto di essere la reincarnazione dello spirito della capra, sacrifica per qualche oscuro motivo i figli delle ricche personalità della metropoli. Siamo senz’altro dinnanzi ad un Harvey Bullock molto diverso da quello odierno, dai comportamenti in tutto similari a quelli di Jim Gordon: irrefrenabile, dedito al lavoro, e con un senso del dovere da vero cavaliere bianco.
Senza ombra di dubbio, gli eventi narrati nel flashback costituiscono una delle prime scintille che hanno così mutato il partner di Gordon, spingendolo alla convinzione che gli eroi a Gotham fanno sempre una brutta fine. Un messaggio che tuttavia arriverà al piccolo Bruce Wayne in maniera totalmente diversa, quando 10 anni più tardi riappare lo spirito. Stesso modus operandi, stessi dettagli, stesso target: non può essere un imitatore. Qual è il mistero che si cela dietro la nuova Goat? Ai fini della trama orizzontale conta davvero poco, ma quel che traspare dalla lotta contro il killer è che un’idea può far tremare gli animi ben più di una persona; gli appassionati ben ricorderanno queste parole e congetture, sicché sono le stesse che porteranno alla nascita del glorioso cavaliere oscuro.
E tuttavia, sebbene l’argomento principale della puntata converga sulla caccia allo spirito della capra, ciò su cui è bene focalizzarsi è ben altro: il solito, caro e zoppicante Pinguino. Ebbene si, perché Oswald Cobblepot è qui protagonista di un colpo di scena davvero fuori dalle righe.
Visto “l’andazzo” della serie, ci eravamo sicuramente preparati ad attendere parecchio tempo prima di osservare il ritorno alla scena pubblica del giovane antagonista, assistendo quindi ad un periodo da “dietro le quinte”. Ebbene, le ultime sequenze ci hanno dimostrato il contrario, sgretolando ogni nostra più pallida aspettativa.
Quando i detective dei “grandi crimini” Allen e Montoya trovano le prove per incastrare Gordon per l’omicidio di Cobblepot, egli spunta dall’entrata principale della centrale di polizia, sotto lo sguardo attonito dei presenti, suscitando l’ira di Harvey, che lo credeva ucciso da Jim sul ponte del primo episodio, come ordinatogli da Carmine Falcone.
Un evento che cambia tutte le carte in tavola, e per la prima volta dopo 6 puntate riesce a suscitare una forte curiosità per l’avvento del prossimo episodio, Penguin’s Umbrella.
Sarà arduo non immaginare la reazione di tutti i pezzi della scacchiera, a cominciare da Fish e Falcone, Gordon e Harvey, per arrivare infine all’attuale superiore del Pinguino, il boss rivale di Falcone, ovvero Sal Maroni. Trovare un compromesso per placare l’ira dei mandanti del finto omicidio non sarà facile, tant’è che i prossimi episodi hanno tutti i mezzi e le premesse per alzare il contenuto adrenalinico e aumentare i colpi di scena.
Nostra speranza è che l’opportunità venga colta e non sprecata. Appuntamento quindi alla prossima settimana!