Di ritorno dalla guerra, il neo commissario James Gordon dovrà fare i conti con una Gotham devastata dalla violenza e dalla corruzione. Ben conscio che l’assenza di morale ha colpito anche il suo stesso corpo di polizia, sarà costretto a lottare dall’interno per adempiere alla promessa fatta al piccolo orfano Bruce Wayne.
“Il maggiordomo. Io sono il maggiordomo.”
Arrivati alla pausa natalizia urge tirare le somme su cosa è stata Gotham dal 22 settembre ad oggi, giacché era da considerarsi sicuramente uno dei serial più attesi dell’ultimo periodo.
E’ stata quello che ci si aspettava?
No.
Nella maniera più assoluta.
Gotham ha sbagliato su parecchi fronti, introducendo in sordina una delle città più famose del grande e del piccolo schermo, promuovendo eventi e situazioni dal dubbio interesse orizzontale, e puntando troppo su un fan service che non ha restituito quel che gli autori speravano in fase di stesura, perché realizzato per metà e senza l’approccio dovuto.
Ne abbiamo la prova in Lovecraft (che pur può considerarsi uno dei due episodi più riusciti della stagione), nel quale viene presentata in modo assolutamente insignificante l’ennesimo villain del mondo di Batman, una bambina dai capelli rossi, orfana e parecchio “schizzata”: Ivy, destinata a divenire l’edera velenosa interpretata nel lungometraggio Batman & Robin del 1997 dalla bella Uma Thurman.
L’errore della serie sta proprio nel nascondere e quasi trattenere il pathos che potrebbe crearsi durante la presentazione di un’icona, un personaggio conosciuto dalle masse e dalle caratteristiche degne di una sicura attenzione da parte dello spettatore.
Come già era successo per Harvey Dent e Selina Kyle invece, la piccola Ivy viene mostrata per pochissimi istanti, con un ruolo insignificante e nessuna particolare rilevanza, quasi a voler piantare nel bel mezzo della trama del fan service privo di scopo, sperando che possa adempiere al risultato senza il minimo sforzo.
Scemata la presentazione iniziale, i personaggi vengono al solito esplorati nelle puntate successive, e tuttavia non sempre convincono. La piccola Catwoman ha sorpreso le aspettative negli ultimi due episodi, intrecciando un rapporto con il piccolo Wayne che è stato di parecchio ausilio per reggere la trama, e dimostrando di essere un personaggio già maturo nonostante l’età.
Vale un po’ meno per l’avvocato Dent, per il quale il discorso sopra citato ha terreno fertile: le poche sequenze nelle quali Nicholas D’Agosto fa la sua apparizione non hanno assolutamente nulla di particolare e attraente, non come le brillanti uscite dell’addetto alla scientifica del corpo di polizia, Edward Nigma, il cui strambo carattere strappa non poco il sorriso.
Ad ogni modo, protagonista assoluto dell’episodio dietro ogni più cruda aspettativa, è il maggiordomo Alfred Pennyworth. Quando il piccolo Bruce scompare, in fuga da spietati killer assoldati per catturare la piccola Cat, Alfred si lancerà alla ricerca della sua unica famiglia, dando prova allo spettatore della convinzione, astuzia, talento e fascino del maggiordomo più famoso del cinefumetto. A fianco di Harvey Bullock pro tempore, sviluppa una vena comica che, dati i trascorsi, non pensavamo di trovare nel personaggio di Sean Pertwee, e che invece stupisce sempre più.
Certo è che due puntate su dieci non danno proprio a Gotham quella brillantezza che ci saremmo aspettati in fase di attesa. Non ci resta che attendere il 5 gennaio del prossimo anno, sperando che personaggi ed eventi possano risollevare la piaga creatasi in questa prima metà stagione, un po’ come era avvenuto per Marvel Agent’s of S.H.I.E.L.D.
Buon Natale a tutti!