Di ritorno dalla guerra, il neo commissario James Gordon dovrà fare i conti con una Gotham devastata dalla violenza e dalla corruzione. Ben conscio che l’assenza di morale ha colpito anche il suo stesso corpo di polizia, sarà costretto a lottare dall’interno per adempiere alla promessa fatta al piccolo orfano Bruce Wayne.
Dopo i grandi eventi delle scorse settimane Gotham ritorna nel baratro.
Gli atti mirabolanti del Pinguino non sono infatti bastati a lanciare una serie che sta registrando un numero record di alti e bassi, e la cosa ci fa parecchio male, considerando l’hype che si respirava prima del suo avvento.
Siamo di nuovo di fronte ad una puntata che potrebbe essere riassunta in poche semplici frasi, giacché non riporta alcun avvenimento significativo per la trama orizzontale, e i pochi spunti inseriti presentano un contenuto davvero ristretto.
A cominciare da Bruce che come tutti i mocciosi deve affrontare il ritorno a scuola, un istituto che ricorda un po’ la reggia di Richie Rich.
Indovinate un po’? Non ha voglia. Il futuro re di Gotham si sente troppo maturo per i suoi coetanei, qui raffigurati con lo stereotipo del bullo che non ha niente di meglio da fare che infastidire un orfano facendo leva sui genitori appena morti.
L’unica sorpresa sta nella reazione di Alfred che esorta il piccolo Wayne a dare una lezione a chi ha insultato la memoria dei suoi vecchi padroni, per poi promettere all’erede una salda istruzione alla lotta.
Stima per il maggiordomo, ma finisce lì.
E mentre Jim Gordon spreca un altro episodio a rincorrere criminali dal dubbio gusto, Harvey Bullock tenterà di spronare l’intero corpo di polizia a rivalutare il partner dopo le recenti problematiche.
Eh si, perché i colleghi del cavaliere bianco saranno talmente invidiosi del suo eroismo da mettergli i bastoni fra le ruote, un sintomo di elevata maturità caratteriale che azzera completamente gli spunti orizzontali della trama.
A rinfrescare un po’ l’ambiente è la diatriba tra Fish e Cobblepot, la cui scintilla inizierà a farsi ben più luminosa proprio in questo momento, quando sotto le mentite spoglie della “pace” tra organizzazioni i secondini continuano a tessere le loro insidiose trame, entrambi per la lunga scalata verso il potere assoluto.
Il crimine non delude mai.
Insomma, stiamo assistendo ad una serie che alterna episodi dalla continuità accertata ad altri che fermano temporaneamente il viaggio, bloccando il ritmo dell’intera stagione quasi a voler concedere immeritato riposo ai protagonisti.
Inutile dire che non è quel che ci aspettavamo, e si poteva fare nettamente di meglio.
Con il cuore dolente, vi diamo appuntamento al prossimo episodio, Harvey Dent.